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Numeri, scuola, futuro …

Ho dimenticato qualcosa? … Ah, si ! : pandemia !

La pandemia da covid-19 ci ha messi tutti davanti all’inadeguatezza del nostro modo di vivere, di pensare, di immaginare.
Siamo di fronte a problemi che non lasciano alternative …

Forse.

Quanto siamo disposti a sacrificare a fronte del rischio di morire ? E siamo in grado di capire quanto è grande e reale questo rischio ? Ma siamo sicuri che valga la pena di rischiare tanto per tornare come prima ? Non è forse proprio a causa di ciò che facevamo e che eravamo prima che siamo arrivati qui ?

Quindi

Se poi ritorniamo come prima, saremo in grado di superare prove simili in futuro ? A prezzo di quali sacrifici, con quali vantaggi ?
Non sarebbe forse meglio limitare al massimo la possibilità che ciò che è successo possa accadere ancora ? A prezzo di quali sacrifici, con quali vantaggi ?

Per esempio, per limitare il campo ad un tema sul quale molti hanno una esperienza diretta o indiretta per il solo fatto di essere stati studenti o genitori di studenti, alcuni anche per essere stati o per essere tuttora, educatori, insegnanti o docenti; parlando di Scuola, di Istruzione, di Educazione: cosa abbiamo imparato ?

Uscire dalle fila del tuo credo

Un’amica scrittrice e pittrice, conosciuta anni addietro per comuni sensibilità fotografiche (mi diede l’opportunità di esporre alcuni miei modesti scatti di architetture), con la quale resto in contatto tramite Facebook ha recentemente citato sul social network questa affermazione: “GLI ITALIANI NON FANNO FIGLI PERCHE NON LI POSSONO MANTENERE. GLI STRANIERI FANNO FIGLI PERCHE LI MANTENGONO GLI ITALIANI” commentando poi con queste sue parole: “Senza parole…. Continuate a minacciare Salvini… queste vignette son prove di come va attualmente in Italia. Forse vi va bene così?!”

La citazione era accompagnata da una sorta di vignetta che rappresentava una culla con un neonato in fasce bianche dalla faccina spaventata circondato da moltissime culle con neonati in fasce nere dal volto coperto da una sorta di burka neonatale.

La forzatura era talmente forte che in un primo momento ho pensato che si trattasse di una sorta di citazione sarcastica. Sapendo però che l’autrice è persona colta ed in grado certamente di gestire le parole anche all’interno dei limiti e delle convenzioni dei social network ho voluto chiedere, commentando a mia volta la sua citazione così: “ma dici sul serio ?”

La risposta mi ha sinceramente lasciato perplesso: “… dico sul serio. Xche ti pare strano?!”

Essendo ormai evidente che la persona con la quale stavo interloquendo era convinta che le cose stessero nei termini sintetizzati dalla citazione e dalla relativa vignetta, al punto da essere convinta che quella vignetta costituisse “una prova di come attualmente va in Italia” argomento il mio dissenso.

Ora a prescindere dal fatto per me evidente che se sono stranieri e fanno figli non li manteniamo certo noi in quanto stranieri, mentre se qualcuno percepisce sostegni dallo stato italiano (ovvero da noi attraverso le tasse che “tutti” paghiamo) allora potranno anche essere nati altrove o figli di cittadini nati altrove ma sono comunque italiani come noi.

Da qui traggo alcune riflessioni:

  1. forse si continua a fare confusione tra italiani e stranieri, definendo come stranieri anche i cittadini italiani che in qualche modo differiscono da un comune medio denominatore di italiano bianco, cattolico (anche non praticante ma comunque di formazione educativa cattolica) e di famiglia di origine italiana (e anche qui non è poi ben chiaro quante generazioni occorre regredire per definire “di origine”);
  2. lo “straniero” è genericamente e semplicisticamente comunemente accostato al musulmano e/o nero;
  3. ancora il punto di confusione è la fede in salvini, onestamente mi risulta difficile (o forse no) capire cosa centri salvini con il fatto che gli italiani non facciano più figli.
  4. il problema demografico italiano è complesso e forse prossimo al punto di non ritorno: siamo un paese anziano che dovrebbe fare più figli per avere più giovani. Ovvero una tendenza sempre più difficile da invertire proprio in termini anagrafici, visto che chi sostiene la necessità di fare più figli sempre più spesso è proprio colui che (magari proprio dopo avere scelto di non avere più figli in età ancora fertile) si trova ora anagraficamente oltre la finestra di fertilità (che per il Min. della Salute si esaurisce verso i 50).
  5. resta sempre da approfondire la differenze tra l’idea di “fare” figli e quella di “avere” figli, che poi in origine ha a che fare con le motivazioni legate alla maternità ed alla paternità.

Il discorso come sempre è molto più complesso di come si vorrebbe schematizzare, spesso per opportunità di parte. 

Quindi per tornare all’origine di queste riflessioni la risposta che ottengo dopo le mie argomentazioni è la seguente: “Se sei contro Salvini, niente ti va bene di quel che fa. A me piace e lo seguo con stima. Non volevo che tu rompessi le fila del tuo credo.”

E qui sta un altro problemino non da poco: il contrasto tra la semplificazione di un”credo” data in pasto all’ignoranza contro il pensiero critico, documentato ed autonomo.

La semplificazione è spesso facile per chi ha mezzi culturali e comunicativi adeguati ed altrettanto facilmente assimilabile senza alcuno sforzo da chi non ha mezzi di analisi adeguati (vedi ultimi risultati delle prove Invalsi) o semplicemente non vuole usare nemmeno i pochi strumenti che avrebbe a disposizione (di base un cervello pensante lo abbiamo tutti) per pigrizia o per opportunismo.

Il pensiero critico, documentato ed autonomo richiede sforzo intellettivo, capacità di mettersi in discussione, e tempo, una risorsa che nella nostra vita quotidiana costellata da scadenze, responsabilità, sovrastimolazione mediatica e social media diventa sempre più rara e difficile da gestire.

Sono proprio queste le cose che più mi preoccupano della attuale politica non solo in italia:

  • eccessiva semplificazione della realtà fatta ad esclusivo vantaggio della propaganda politica di parte;
  • inaridimento del sentimento politico di un elettorato che in quota sempre maggiore appare arrendersi supinamente all’illusione di risolvere magicamente un innegabile peggioramento delle aspettative future delegando le chiavi del proprio pensiero e della propria volontà (ed infine interesse) all’uomo forte di turno, con tutti i rischi di chi si abbandona passivamente ad un “credo”.

Lo specchio del livello medio culturale di una quota sempre più vasta degli italiani e quindi degli elettori è proprio il governo attuale nelle sue due anime apparentemente solo contrapposte:

  • da una parte l’incapacità propositiva e la superficialità di un’anima nata sull’onda di una protesta generica ma senza alcuna proposta concreta e radicata su una visione forte di governo. Un conto è dire (anche a buon diritto) NO! così non va, bisogna cambiare; e un conto è avere la cultura, le conoscenze, le competenze e anche la creatività per fare proposte concrete e credibili.
  • dall’altra parte lo sfruttamento di un malessere sia vero che presunto convogliandolo verso facili bersagli esterni spesso definiti ad arte. Una volta è l’Europa, una volta sono gli immigranti e così via ingigantendo problemi innegabilmente esistenti ma assai differenti dai problemi reali.

Da qui in poi il discorso è ampio e difficile ma occorre che ciascuno se ne faccia carico, con un proprio pensiero, facendo la fatica di documentarsi attivamente evitando di cadere nelle tentazioni di facili “credo”.

S.C.M.

Forse non è l’età ma il tempo che viviamo

Ma sono io che sto invecchiando ? (la domanda è retorica, è ovviamente un dato di fatto e vale per chiunque, mentre la risposta potrebbe invece non esserlo altrettanto) o il livello dello schifo sta salendo, politicamente parlando:

  • si indaga per turbativa elettorale (TURBATIVA ELETTORALE !?) per uno che ha deciso di esprimere pubblicamente il proprio dissenso con uno striscione critico contro personaggio pubblico di turno (in modo anche più educato di molti altri);
  • l’insegnante che ha fatto assieme ai propri alunni un interessante e didatticamente corretto, lavoro di classe raccogliendo i sentimenti dei propri studenti viene sospesa (e qualcuno che non ha nulla da fare che dare aria alla bocca se ne esce dicendo che dovrebbe essere “radiata” dall’insegnamento !!!) perché uno di questi video accosta le leggi razziali del periodo fascista al decreto sicurezza dell’attuale governo;

A questo siamo?

E poi si va in televisione a dire che il fascismo non esiste.

Perché, non sono forse fascisti nel profondo del loro animo questi solerti funzionari che pensano di lecchinare il proprio comandante con azioni bieche, così prive di senso e rispetto delle idee e del lavoro altrui?

Non è forse fascismo questo? e non ne faccio una questione lessicale, se avete autorità per poterne criticare l’aspetto grammaticale fate pure, chiamatelo come volete, ma la sostanza è la medesima: arroganza e sopraffazione !!!

E il comandante che vi si adegua anche solo nel silenzio ne è consapevolmente complice foss’anche solo per il ruolo di responsabilità che ricopre.

Questi sono i veri pericoli che corre la democrazia (la nostra democrazia) in questo tempo.

s.c.m.

Contraddizioni

Non credo che coloro che sostengono la politica del “1 vale 1” possano essere in buona fede sostenendo una così evidente contraddizione.

Non ci credo perché se ti presenti come paladino della meritocrazia, non puoi contemporaneamente sostenere la logica della indifferenziazione dei meriti e dei valori.

Meritocrazia per me è: 1 vale esattamente quanto dimostra di meritare.

Proporre la logica egualitaria del 1 vale 1 a tutti i livelli, in particolare in politica, non è meritocrazia e forse in fin dei conti neppure democrazia.

1 vale 1 non è un obiettivo da raggiungere, nella nostra imperfetta e zoppicante democrazia, 1 vale 1 esiste già: quando si partecipa alle elezioni, il mio voto vale tanto quanto quello di qualunque altro cittadino.

1 vale 1 uno quando esercito il mio diritto/dovere di voto.

Poi si potrà discutere della rinuncia al diritto/dovere di voto che a mio avviso non può essere una rinuncia passiva (pena la perdita di qualsiasi possibilità di replica) ma deve essere concretamente motivata ed attivata da altre forme di protesta democratica.

Per tornare alla logica del 1 vale 1, questa secondo me non può essere estesa alla responsabilità di governo. Chi viene delegato al governo non è più soltanto una persona che vale 1 ma ha una precisa responsabilità che gli è stata delegata da tutti gli 1 che lo hanno eletto, e sempre nel nostro imperfetto sistema democratico, si ritrova anche la responsabilità di rappresentare assieme agli 1 che lo hanno eletto anche tutti gli 1 che avrebbero preferito altri. Chi è al governo (ciascuno per la propria carica) non vale più 1 ma molto di più.

Sono fermamente convinto che, verso il basso, ogni singola persona abbia il medesimo valore e che questo significa che certamente ciasc1 deve avere pari diritti e contemporaneamente anche ed immancabilmente ciasc1 ha pari doveri.

Se quindi chi viene eletto al governo rappresenta il valore dei diritti di ciascuno, anche i doveri non sono più solo quelli della singola persona.

Al governo l’ignoranza, la superficialità, l’opportunismo e l’interesse di parte non possono valere tanto quanto la competenza, la serietà, e l’onestà.

Chi viene eletto non vale più 1 ma inevitabilmente molto di più e di questo deve essere in grado di rendersene conto e non deve trarne profitto per sé stesso in quanto singolarità ma semmai per tutta la comunità che è stato chiamato a rappresentare.

Ignoranza ed incompetenza non possono restare al governo.

Non è rancore e nemmeno rabbia

Per ora almeno. Certamente è dissenso ! Forte e convinto, non cieco.

Cala il pil, cresce la disoccupazione … non precisamente buone notizie.

A meno degli effetti di un rallentamento generale che va ben oltre i confini nostrani, noi in Italia continuiamo ad essere un passo indietro. Quindi per me casi sono due:

a) è colpa dei governi precedenti; allora significa che questo governo fino ad ora (e ormai è già insediato da un po’) è stato inefficace / ininfluente;

b) il governo attuale è una inefficace ed ininfluente banda di incompetenti, cialtroni superficiali, quando non in malafede.

Il trionfo del l’ignoranza arrogante.

Questa è una mia opinione, ovviamente, ma se un esponente di questo governo può serenamente ricorrere ai “lei non sa chi sono io !” oppure ai “io sono stato eletto” (sottintendendo che in forza di ciò può dire qualsiasi stupidaggine e pretendere che sia legge), potrò ben io continuare a sostenere pubblicamente di non sentirmi minimamente rappresentato da questi signori, anzi di essere in totale disaccordo con loro nel merito e nel metodo delle loro azioni (?) di governo ?

Si certo che posso, anzi, devo.

Continuo a non sentir parlare seriamente e concretamente di istruzione e di educazione (se non per ridicole quanto dannose campagne di disinformazione scientifica), di ambiente (se non per una cacofonia contraddittoria di frasi fatte su termovalorizzatori e terra dei fuochi), di cultura e di valorizzazione, questa si, del nostro patrimonio culturale. E come lo si potrebbe pretendere da cime quali la sig.ra Castelli e il sig. Toni Nelli da un lato e da aspiranti “ducetti” in malafede che proprio sulla ignoranza e sul timore della conoscenza hanno fondato il loro potere politico attuale.

Io non ci sto, e per cortesia amici (e non), non venitemi a dire che allora io preferivo i governi precedenti ! Perchè se allora friggevamo in padella, non significa affatto che mi piaccia ora essere tra le braci. Ormai anche il tempo di “rodaggio” (ammesso che ce lo si fosse mai potuto permettere) è terminato; quindi per favore non chiedetemi nemmeno di dare loro il tempo di lavorare … Perché poi, lavorano ?

Il tempo stringe e a me invece sembra che costoro non stiano facendo nulla di costruttivo, se non dilungarsi in un eterno litigio senza avere la minima cognizione e coscienza di ciò che sia la responsabilità del governo di una Nazione.

Si stanno sdoganando odio, rancore, ignoranza, superficialità e arroganza, quasi fossero valori positivi; si sta, questo si,  facendo di tutto per attizzare le braci in cui questi “eletti” ci stanno gettando.

Quindi no, non mi pare che ci sia nulla da concedere e ancor meno nulla di cui essere soddisfatti od orgogliosi.

Sono disposto a discutere, argomentare, e dialogare per cercare di capire ciò che forse è dovuto a un mio limite, ma ragionando di fatti e discutendo di idee con rispetto e cognizione.

Pretendere che si debba condividere ciò che per me è sciocco e stupido solo perché chi lo chiede è stato eletto (non da me per altro) o perché lo dicono i politicanti di turno (ora come allora), oppure pretendere che si stia zitti aspettando di vedere quello che succederà (rendendosi così complici al pari dei sostenitori) è decisamente scorretto, e secondo me solo un passo prima del pretenderlo con la forza.

Quindi inaccettabile.

Ciò di cui veramente, secondo me, dovremmo avere timore e quindi cercare di arginare con i mezzi che ciascuno ha, è la pigrizia intellettuale di accontentarsi degli slogan, fermandosi comodamente alla superficie dei problemi, la mancanza di curiosità sincera, l’ottusità di appiattirsi su idee altrui facendole proprie in modo acritico solo perché nell’immediato ci pare costino meno fatica, l’arroganza di chi avendo una conoscenza maggiore usa questo divario per alimentare il proprio potere anziché utilizzarla per condividerla a vantaggio proprio e di tutti (visto che è stato chiamato a responsabilità di governo).

S.C.M.

Sviluppo …

Forse la definizione di “paesi in via di sviluppo” è ormai obsoleta e limitante, però probabilmente riesce ancora a rendere l’idea di cosa si stia parlando.

Ed è proprio a questa idea che voglio riferirmi in questa breve riflessione personale a margine di quello di cui si è in parte discusso la settimana scorsa a San Polo d’Enza all’incontro con l’ex Ambasciatore d’Italia e Presidente del Centro Relazioni con l’Africa della Società Geografica Italiana, Paolo Sannella e di cui si disquisisce, spesso a sproposito, nei talk show televisivi (quelle rare volte che si parla dei p.v.s.) e in modo ancora più superficiale sui social media.

Se il tasso di sviluppo dei paesi si misura oggi in termini di aumento del P.I.L. su base annua (è un dato di fatto anche se personalmente sono convinto che sia un parametro limitato e limitante), allora considerando che quello Italiano del 2017 è di +1,5% e quello Tanzaniano è di +6,5% allora si potrebbe semplicemente concludere che la Tanzania corre 4 volte più velocemente dell’Italia.

Schermata 2018-11-26 alle 11.12.24

Ma da dove partiamo noi e da dove partono loro?

Proviamo a vedere le cose in un altro modo facendo qualche semplice calcolo:
Un atleta professionista riesca a correre distanze brevi ad una velocità di 30 km/h (Usain Bolt, primatista mondiale, corre i 100 metri ad una velocità media di 37,587 km/h), quindi una velocità di 20 km/h è una buona media su distanze lunghe.
Ora proviamo ad immaginare che in Tanzania stiano correndo lungo la strada dello sviluppo, proprio alla velocità di 20 km/h.
Questo significherebbe che noi stiamo percorrendo la nostra via di sviluppo passeggiando ad una comoda velocità di 5 km/h.
Questo significherebbe anche che loro ci potrebbero raggiungere in poche ore.
Per esempio se la nostra meta comune fosse Roma, e partissimo tutti da Bologna, al nostro passo ci vorrebbero un’ottantina di ore, più di tre giorni, senza fermarsi mai, mentre i nostri amici tanzaniani in un giorno sarebbero già arrivati e ci aspetterebbero riposandosi .
Ma non partiamo tutti da Bologna.
Infatti il P.I.L. italiano, sempre del 2017, è di 1935 miliardi di dollari, mentre quello della Tanzania è di 52 miliardi di dollari.
Schermata 2018-11-26 alle 11.14.50
Questo significa che se noi partiamo da Bologna per andare a Roma che dista circa 380 km,
Schermata 2018-11-26 alle 11.20.27
loro, invece, in effetti partono da Iringa e dovranno arrivare a Roma passando da Gibilterra,

Schermata 2018-11-26 alle 11.33.24
il che vorrebbe anche dire che se ci riescono, dovrebbero percorrere più di 10.000 km continuando correre a perdifiato per quasi un mese intero e senza mai fermarsi un attimo.

Questa credo sia una riflessione ineludibile ragionando del fatto che paesi in via di sviluppo come la Tanzania, avrebbero al loro interno le risorse per fare sviluppo in autonomia e che non hanno bisogno di aiuto.

Credo però sia altrettanto ineludibile riflettere attentamente ed approfonditamente si tipo di aiuto che noi possiamo offrire loro.

s.c.m.

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Nessuno si accorge di nulla ?

è possibile che il sindaco di Riace abbia commesso degli illeciti (che non sono crimini) e NEL CASO ne risponderà, il provvedimento preso dal ministero dell’interno di “trasferire” i migranti é certamente un SOPRUSO.
 
La lega incassa 49 milioni di €uro di contributi elettorali senza alcun diritto (e per me si tratta di un furto) ma può restituire in poco meno di 80 (!?) anni.
 
Stefano Cucchi poteva anche avere problemi (ma erano problemi suoi) ma ciò non autorizza nessun servitore dello stato a picchiarlo fino ad ucciderlo. E nessun politico può permettersi di offendere pubblicamente un parente stretto di una persona uccisa da servitori dello stato trasformatisi in giustizieri, aguzzini ed infine poi assassini e poi pretendere di “scusarsi” (?) in privato !
 
Ei immorale e non eticamente corretto (oltre che ridicolo e assai poco serio) che Ministro dell’Interno di un paese democratico faccia pubbliche esternazioni incontrollate ed incontrollabili ogni giorno utilizzando mezzi di comunicazione non ufficiali ed in modo palesemente superficiale e tendenzioso.
 
Nel momento in cui un cittadino viene eletto ad una carica politica pubblica diventa un rappresentante (e servitore) dello stato e in quello stato DEVE rappresentare tutti i cittadini anche quelli che non lo hanno eletto. NE HA LA RESPONSABILITA’
 
Un ministro delle infrastrutture (al quale certamente non è richiesto di essere onnisciente) non può comunque essere totalmente impreparato ed affrontare in modo colpevolmente superficiale i temi che gli si presentano.
 
Cosa altro deve succedere perché chi non vota per protesta o perché “non trova una parte politica credibile” o più banalmente (e colpevolmente) per pigrizia si renda conto di dove una casse politica di inetti, ignoranti e superficiali ci sta conducendo; cosa deve succedere perché chi ha eletto questi incompetenti arroganti riesca a vedere con obiettività cosa hanno fatto; ma soprattutto cosa deve succedere perché si ricompatti una Opposizione capace di essere concretamente e seriamente tale?

Che ci faccio io qui ?

Dico quello che penso e me ne assumo la responsabilità …

Ovvero siccome di cose ne succedono molte e se ne dicono di più … a volte è opportuno dire la propria.

Ovviamente se nessuno ascolta o legge è un po come farsi delle pippe … ti sfoghi ma non c’è poi una gran soddisfazione.

Comunque da qualche parte si deve pur cominciare … allora lo faccio qui.