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idee e appunti …

E SE TUTTI SCRIVESSIMO UN MESSAGGIO ALLA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA ?

Torno sullo scambio di messaggi avuto con la Presidente della Commissione Europea, Sig.ra Ursula Von Der Leyen, perché il commento ricevuto su Facebook dall’amico Piero Mezzetti a proposito di questa iniziativa, mi ha suggerito una idea:

Perché ciascuno di noi, nei modi che ritiene più opportuni, non si prende qualche minuto per fare la stessa cosa: scrivere un breve messaggio a Ursula VON Der Leyen, nella sua veste di Presidente della Commissione Europea ?

In fin dei conti non ci vuole molto, bastano pochi minuti per esprimere i propri suggerimenti o sentimenti in merito alla nostra comunità più ampia.

Chi ritiene che ci sia bisogno di più Europa, più unita, più solidale, anche più forte ed attrezzata per resistere agli scossoni ed alle tempeste provocate in questo caso dalla pandemia ma poi per essere più incisivi sul piano internazionale, può esprimere il proprio apprezzamento, critica, sprone, vicinanza o dissenso, direttamente alla persona che in questo momento è nella stanza dei bottoni.

Ma anche coloro che sono critici nei confronti di questa istituzione potrebbero utilmente esprimere le proprie ragioni.

L’importante è mantenere l’educazione e la serietà che sono sempre e comunque richieste scambiando idee con altre persone.
Sempre.
Altrimenti si resta inefficacemente maleducati e si perde qualsiasi possibilità di considerazione.

Due sono le ragioni per le quali questa mi pare una buona idea:

  1. per avere un cenno di “esistenza in vita”, di presenza di quella che altrimenti è sempre percepita come una istituzione lontana ed irraggiungibile;
  2. se saremo in molti sarà per l’istituzione un segno di vicinanza nostra nei suoi confronti, sapranno che ci siamo, più di prima, e che siamo attenti !

Certo, non mi illudo che legga ed eventualmente risponda direttamente lei in persona, ci sarà uno staff per questo, ma a firma è la sua, quindi la faccia è la sua e lo staff comunque deve riferire; e se magari per un singolo cittadino può rispondere in autonomia se saremo in molti forse riusciremo ad arrivare direttamente alla attenzione della Presidente in persona.

Senza bisogno di fare un gruppo identificabile ma per il solo fatto di essere cittadini europei italiani.

Senza illusioni di essere incisivi ma al solo scopo di far sapere che la gente, i cittadini Italiani Europei, noi, ci siamo.

Non è difficile trovare l’indirizzo di posta elettronica diretto della Presidente la sintassi è quella istituzionale della Commissione Europea e la ricerca dell’indirizzo può anche diventare l’occasione per andare a spulciare sia il sito della Commissione che quello più generale della Comunità Europea.

Proviamoci ! 

Se poi ne avete voglia e mi date il riscontro dei vostri tentativi potrei pubblicarli sul mio blog (nessuno scopo secondario, tanto per ora siamo due o tre a leggerlo) ma così ne resterebbe una traccia comune …

S.C.M.

Ho scritto alla Presidente

In questi giorni di tempo sospeso si trova il tempo anche per fare cose forse anche sciocche e probabilmente inutili.
Ho scritto alla Presidente della Commissione Europea … quello che un tempo era un messaggio in un bottiglia.
Quindi la cosa più probabile è che vada perso nelle onde, o che resti impigliato ed ignorato in qualche rete.

Pensavo che a quel messaggio, mandato ad un indirizzo e-mail che solamente presumevo essere quello diretto della signora Ursula Von Der Leyen, non avrebbe avuto nemmeno un seguito automatico, anzi sinceramente pensavo che mi sarebbe tornato dalla rete un messaggio di errore del tipo “indirizzo sconosciuto”.

Invece, mi è arrivata una risposta. Ho ricevuto un segnale di presenza.

Più sotto potete, se volete, leggere il breve scambio, ma la cosa che mi premeva fare in realtà non era certamente intavolare un discorso sul futuro politico della Comunità Europea, per il quale non sono evidentemente attrezzato, e nemmeno spiegare cosa secondo me la Commissione dovrebbe fare, questa al massimo sono chiacchiere da bar (una volta, adesso sono comunque chiacchiere ma da social); il motivo del messaggio era cercare non dico una prova, ma una traccia di esistenza in vita delle istituzioni Europee.

Ebbene la risposta è arrivata, ed è stata tale per cui (nonostante sia arrivata il 1° di aprile !), sono ragionevolmente certo che sia stata scritta da una persona umana e non da una A.I. e per dirla tutta credo che la possibilità (per quanto remota) che sia stata scritta proprio alla Presidente in persona esiste. Anche se molto più probabilmente la corrispondenza non importante o istituzionale sarà gestita da uno staff di assistenti, nondimeno il nome in calce alla risposta è proprio il suo, e quindi al di là di chi abbia fisicamente scritto la risposta, la faccia ce l’ha messa proprio lei.

Come dicevo il contenuto del mio messaggio non è particolarmente significativo, incisivo o sconvolgente, al contrario probabilmente piuttosto banale, anche se in effetti rispecchia il mio sentimento verso l’idea di Europa che secondo me dovrebbe essere perseguita dalle istituzioni europee.

Bene, di seguito riporto lo scambio tra il sottoscritto e la Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen. Mi piacerebbe leggere anche qualche vostro commento.

Oggetto: More Europe is needed 
Da: s.manservisi
A: Mrs President U. Von Der Leyen 
Data: 29 marzo 2020 13:01

Good Morning Mrs. President,
I write to you to let you know the feeling tasted by some Italian people about EC in these days of difficulty and tragedy for many families. 

A feeling of frustration and disappointment about what we see as a lack of solidarity and cooperation between the different countries, lack of community in a real sense of mutual help. 

We know there are many legal and burocratic obstacles and rules the EC where subjected. But this is the time to show if we as European are able to be a real community. 

Please Mrs. President do as much as you can for the Community … non only for us (as Italian) but for all European people, and not only in the economic and financial way ! 

People in Europe NEED NOW to know the EC are close to them otherwise we will loos not only the “war” against the virus, bat the challenge to be Europe. 

Best regard

Stefano Manservisi 
(European citizen, proudly born and living in Italy ) 

Oggetto: RE: More Europe is needed
Da: Mrs President U. Von Der Leyen
A: s.manservisi
Data: 1 aprile 2020 18:51

Dear Stefano, thank you for sharing your thoughts and – yes, you are right with your observations. I know the situation is very difficult in Italy, Spain and increasingly so in many other European countries. It is very difficult in the hospitals where doctors and nurses are heroically striving to save people. And it is difficult in the economy where workers and companies, especially SMEs, are in difficulties. 

But in the face of this virus, we have also seen the best of humanity. We have seen solidarity go viral in Europe in support of the doctors, nurses and care workers who are our modern day heroes. We have seen others become frontline workers overnight – from supermarket cashiers to street cleaners. They have stepped up for the rest of us.
And we have seen simple gestures like clapping on doorsteps or shopping for elderly neighbours. We have seen restaurants deliver food to exhausted medical staff, designer labels make hospital gowns and car makers turn into ventilator producers. 

But we also have to support our economy and the people working in it. We will come up tomorrow with a new instrument especially for Italy and Spain and the labor market.
This crisis shows us that we need more Europe not less. We need to be able to deploy common tools to face this global crisis that impact us all. No Member State can face this threat alone. We need to work together to get over it. We need to help each other. But I am aware that more visible proof of this solidarity is needed. 

On the European Level we have to stay strong, face the criticism and keep on bridging the differences between member states, find solutions and fight for the common cause. It is good to know you at our side. 

All the best 

Ursula VON DER LEYEN President 

European Commission
BERL 13/057
B-1049 Brussels/Belgium 

Oggetto: Re: More Europe is needed
Da: s.manservisi 
A: Mrs President U. Von Der Leyen
Data: 2 aprile 2020 20:27

Dear Mrs. President,
I appreciate and thank you very much for the time you dedicated to answer me.

I read about the new instrument to support EC countries and workers and I thing it is a good start. 

I believe that Europe, together, will start again as soon as the health will be restored and I hope we will all treasure what has happened. 

I wish you good job and please take care of your health. 

Best regard

Stefano Manservisi 
(European citizen …)

Oggetto: RE: More Europe is needed
Da: Mrs President U. Von Der Leyen
 A: s.manservisi
Data: 2 aprile 2020 21:30

hank you and stay healthy!

Ursula VON DER LEYEN President

European Commission
BERL 13/057
B-1049 Brussels/Belgium

A proposito del referendum

“Sulla riduzione del numero dei parlamentari”

Sono convinto che il referendum sulla riduzione del numero dei deputati rappresenti il fallimento di una classe politica che ancora una volta, non è riuscita ad assumersi la responsabilità di prendere le decisioni per le quali è stata eletta. Al sicuro delle loro poltrone rimbalzano agli elettori le loro responsabilità e forse molto di più.

In un primo momento ho pensato che la miglior cosa da fare sarebbe stata quella di rifiutare la scheda al seggio o di invalidare scheda stessa; rifiutare di fare il lavoro che avrebbero dovuto fare loro. Lavoro per il quale loro stessi si sono dati disponibili (mica glielo ha ordinato il dottore di candidarsi, e nemmeno sono stati minacciati per farlo), sono pagati per quello e per quello sono loro accordati molti (troppi) privilegi.

Ragionandoci su mi sono chiesto: “Ma perché invece di dimezzare il numero non si riducono i compensi ed i privilegi di ciascuno? Perchè invece di dimezzare il numero non si fa in modo che ciascuno debba e possa fare seriamente il proprio dovere ? Non è questo il punto vero della questione ?”
(ovviamente non è tutta farina del mio sacco, ma leggo e sento altri che si fanno le stesse domande, e siccome mi sono parse legittime, le ho fatte mie)

In fin dei conti se riduciamo il numero, ne riducono in effetti la rappresentatività, riducendo anche la possibilità che qualche persona onesta (che pure esiste, anche tra i parlamentari, ne sono certo, altrimenti non avrebbe alcun senso andare a votare), riducendo anche la possibilità, dicevo, che qualche persona onesta possa essere eletta e possa contrastare la ineludibile presenza di un certo numero di disonesti.

Diminuendo il numero dei parlamentari, a fronte di qualche risibile risparmio, certamente sbandierato come conquista di democrazia, si lascerebbe comunque un numero ridotto di persone che gestisce il medesimo potere, conservando i medesimi privilegi che ora vengono contestati. Quindi i privilegi resterebbero invariati, anzi potrebbero con facilità essere aumentati proprio perché sarebbero in meno a doverne ragionare, diminuendo al contempo la rappresentatività del parlamento.

Non mi pare un gran risultato, anzi mi pare piuttosto una gran presa in giro (avrei usato altri termini) ! A mio modesto e probabilmente inutile parere la riduzione degli sprechi e dei privilegi (ingiustificati) parte proprio da qui: dalla riduzione degli sprechi e dei privilegi (ingiustificati), ovvero dalla necessità che ciascun parlamentare eletto sia messo in condizioni di dovere, seriamente ed onestamente, fare il lavoro per il quale è stato eletto, avendo, per altro, egli stesso scelto di mettersi a disposizione candidandosi. Credo che se si realizzassero queste condizioni, molti cialtroni opportunisti cercherebbero altre strade per fare il proprio interesse.

Solo in un secondo momento, una volta raggiunta una reale ed accettabile riduzione di sprechi e privilegi (ingiustificati), sarà eventualmente possibile valutare una riduzione, magari progressiva, del numero dei parlamentari. Il referendum, così come è stato posto, pensandoci, assomiglia troppo ad una fregatura! Resterebbero in meno a spartirsi lo stesso potere, la stessa quantità di sprechi e la stessa quantità di privilegi. Quindi potranno sbandierare una minima riduzione degli sprechi come grande conquista a fronte dell’effettivo aumento degli sprechi procapite e potranno quindi altrettanto sbandierare un modesta riduzione complessiva dei privilegi a fronte di un consistente aumento dei privilegi di ciascuno, spacciando tutto ciò come grande risultato della azione politica, prendendosi in un colpo solo, merito e privilegi e lasciando agli elettori responsabilità e sprechi.

E noi dovremmo essere pure contenti di esserci presi la responsabilità di questo bel risultato ? Io non ci sto, io ci andrò a votare al referendum, mio malgrado in questo caso, e voterò “NO”, non mi interessa avere un parlamento con metà cialtroni pagati troppo che detengono il doppio del potere di prima e magari si sentiranno anche autorizzati e legittimati proprio dal mio voto ad aumentarsi il compenso già eccessivo.

Lo spreco non si combatte riducendo i rappresentanti eletti da noi, ma riducendone i compensi non dovuti e combattendo la corruzione…. so che più o meno è la stessa cosa che avrebbe detto qualunque persona di buon senso … ma per quanto banale possa sembrare è proprio la cosa più difficile da realizzare e non per questo è giustificabile perseguire una scorciatoia che solo in apparenza più semplice, condurrebbe probabilmente ad un risultato profondamente sbagliato e anche pericoloso per la democrazia, deteriorando nel tempo la già limitata fiducia nella classe politica, fiducia che resta alla base del nostro sistema di democrazia rappresentativa: il potere non è del popolo, ma il popolo ha il potere di decidere chi dovrà gestire il potere.

Greta, i giovani e il clima

Avevo iniziato a scrivere queste righe citando la traduzione di una invettiva di Andrew Bolt (giornalista di Sky News Australia) sulla ipocrisia dei giovani che manifestano.

Prima però ho cercato di verificare la fonte.

Non ci ho dedicato più di mezz’ora (di solito è sufficiente per verificare in internet l’attendibilità di una fonte) ma non ho trovato molto:

In buona sostanza ho trovato moltissimi riferimenti alle sue invettive scettiche sul cambiamento climatico, ma ho faticato a trovare invece a quali fonti scientifiche lui si riferisce.

Ovvero moltissimi citano lui ma lui non cita le sue fonti o per lo meno è difficile risalire alla credibilità delle sue fonti (il che per me equivale ad una scarsa credibilità della fonte)

Non sono riuscito a trovare il discorso originale in inglese (ovvero forse ci sarà ma non è così immediato da trovare), in compenso ho trovato una valanga di riferimenti alla sua invettiva in Italiano (ovvero siccome la ricerca proviene da un PC – il mio – situato in italia, tutti i motori di ricerca da Google a Facebook ti restituiscono prima i risultati italiani) resta comunque il dubbio sul reale significato del ragionamento attribuito ad Andrew Bolt.

Appare anche evidente che nella grande abbondanza di citazioni in italiano delle parole (ovviamente in origine in inglese) originali si trovano moltissime traduzioni differenti a volte anche in maniera sostanziale (anche se comunque tutte utilizzate per evidenziare in modo più o meno veemente l’ipocrisia del movimento F.f.F. e la pretesa inconsistenza sulla teoria del riscaldamento globale e del Climate Change).

Provo a fare ordine:

Climate Change: tema generale di facile esperienza comune (“non ci sono più le stagioni di una volta”), comunque inoppugnabile, tutte le fonti concordano: è in atto un cambiamento climatico. Le differenze di opinione si marcano sulle cause, ovvero se sia da imputare alla attività umana o se invece sia dovuto a cause “naturali” in senso generico. E comunque anche i detrattori faticano a poter sostenere il contrario, in quanto è diffusa la sensazione (anche superficiale) che in effetti il clima stia cambiando è quindi più difficile (e non utile alla causa negazionista) cercare di sostenere ciò che è contro l’evidenza comunemente percepita.

Andiamo avanti.

Global Worming: il riscaldamento globale, questione più controversa dove si innestano opinioni basate su risultati di ricerche scientifiche con pareri scientificamente inconsistenti e qui le cose si “incartano” notevolmente, troppi sono i climatologi improvvisati o i “divulgatori” che offrono comode semplificazioni. Le serie numeriche da quando si è iniziato a registrare le temperature in modo scientifico comunque sono in costante (anche se non lineare) aumento e tant’è , bisognerebbe almeno prenderne atto. Anche qui ovviamente poi si aprono le due possibilità: è l’effetto della attività umana, è la conseguenza di un ciclo naturale (le cui cause a sua volta bisognerebbe però descrivere altrimenti siamo daccapo: se è un fenomeno naturale allora si è già presentato? perché? a cosa è dovuto?), i negazionisti (per semplificare ed intenderci al volo) dovrebbero per lo meno porsi queste domande prima di affermare con certezza assoluta che si tratta di un fenomeno naturale verso il quale le attività umane sono indifferenti ecc…

E veniamo alle discussioni di questi giorni.

Climate Strike e Friday for Future: non ho elementi per capire esattamente cosa sia successo e ancor meno per avere certezze sulla genuinità di Greta, resta il fatto che mi pare indiscutibile il fatto che questa ragazzina giovane abbia effettivamente smosso qualcosa.

A mia modesto parere però un risultato di consenso così vasto (anche mio intendiamoci) non può essere liquidato con le manipolazioni occulte di un potere forte altrettanto occulto che ci vuole spingere … (dove poi ? anche questo è tutto da discutere)

Un movimento ed un consenso così vasto e immediato presuppone anche una vasta e matura sensibilità verso questi temi.

La platea era già pronta e ne i governi ne la mia generazione se ne è accorta.

Ovvero, appunto, abbiamo continuato con le nostre abitudini, supportate da un tenore ed una modalità non più sostenibile (ma molto comodo ed al quale siamo assuefatti) accentuando quindi gli effetti e le conseguenze di queste modalità a livello globale, cioè planetario. Abbiamo perseverato, sostenuto ed esportato un modello che moltiplicato per 9 miliardi di volte non potrà essere a lungo sostenibile per il nostro pianeta.

Non è una novità, che le risorse prima o poi si esauriranno lo si dice da molto tempo. Forse troppo, quindi siccome una gran parte di questi 9 miliardi (quella con gli strumenti economici e culturali per poterlo capire) si è poi resa conto che si le risorse si consumano ma la riserva è abbondante, ne abbiamo alla fine ricavato la sensazione che sia inesauribile. Non è così e dobbiamo farcene una ragione

Non è che se una vecchia casa piena di crepe non è ancora crollata possiamo starcene tranquilli che siccome non è crollata fino ad ora non lo farà mai più. Anzi è vero il contrario più il tempo passa più la catastrofe diventa statisticamente più probabile fino al momento in cui inevitabilmente si verificherà. E’ solo questione di tempo.

Il ponte Morandi a Genova è purtroppo, secondo me, un fulgido esempio di queste dinamiche.

Quindi è necessario prendere coscienza dei rischi ed intervenire finché si è in tempo per evitare la catastrofe.

Naturalmente sapendo che anche nel caso che si operi con serietà e coscienza e che quindi si riesca ad evitare la catastrofe ci sarà sempre che sarà pronto a dimostrare che dal momento che nessuna catastrofe si è concretizzata gli sforzi fatti non erano necessari.

Tutto ciò ha un senso ? Per me no.

Penso che tutti quelli che si prendono la briga in questi giorni di insultare, sbertucciare, screditare e ridicolizzare un ragazza di 16 anni perchè sarebbe manipolata, e con altrettanta solerzia, impegno di tempo e risorse per dimostrare l’ipocrisia dei ragazzi che partecipano in massa alle manifestazioni del movimento in sostegno della salvaguardia del nostro (anche loro) ambiente, penso, dicevo, che stiano semplicemente sbagliando bersaglio.

A chi giova screditare una ragazza di 16 anni ? Solo a dimostrare il proprio cinismo e la propria pretesa conoscenza “profonda” di come va il mondo e di come siano ingenui quelli che seguono Greta.

A che cosa giova bollare migliaia di ragazzi che scendono in piazza come ipocriti ? Risolve forse qualche problema ?

Non mi pare.

E adesso torniamo ad Andrew Bolt fieramente citato da chi cerca in tutti i modi di togliere l’attenzione da chi manifesta per una cosa giusta dimostrando la loro incoerenza ed ipocrisia, argomentando che in fin dei conti questa sarebbe la prima generazione ad aver preteso (?) l’aria condizionata nelle scuole (ma avete presente le scuole italiane ????????????) o ad andare a scuola con qualsiasi mezzo (inquinante ovviamente).

Ma quale generazione ha inventato, prodotto ed esasperato il profitto ricavabile da questi prodotti fino a farli diventare indispensabili ?

Quale è la generazione che ha costruito strade e parcheggi asfaltati per poter utilizzare meglio e più comodamente le automobili, facendole diventare un simbolo ed un paradigma di benessere e addirittura di libertà?

Quale generazione ha prodotto milioni di condizionatori spendendo miliardi in comunicazione per “educare” si da piccoli le generazioni successive al diritto ad avere l’aria fresca senza spiegare che anche quell’aria fresca (moltiplicata per molti milioni o forse per miliardi di volte) alla fine ha un costo energetico enorme ???

E allora di cosa stiamo parlando ? Aprite gli occhi, usate la testa !

Ancora sulla Multipla del ’98

Poi non ne parlo più, davvero. A meno che non mi ci tiriate voi (e questa è una minaccia ! ;).

Il 49% dei lettori di quello che scrivo qui (un altro 50% è costituito da chi scrive, cioè io … per intenderci) mi ha confessato di essere stato”destabilizzato” dal pensiero che un architetto possa essersi espresso positivamente sul design della Fiat Multipla del ’98.
A beneficio del rimanente 1% di lettori di questo blog (?!) riporto quello che ho argomentato.
Destabilizzare. In generale ritengo che non sia in assoluto sempre negativo.
Mi spiego: destabilizzare senza mai perdere l’equilibrio secondo me è importante per capire se l’immobilismo che a volte utilizziamo per mantenere l’equilibrio non ci abbia in effetti tagliato fuori dal resto del mondo. Ovvero, si può rimanere in equilibrio anche sporgendosi per guardarsi attorno, senza cadere ovviamente e comunque sempre sapendo che spostandosi di un passo l’equilibrio può essere recuperato. Altrimenti si rischia di rimanere immobilizzati nel timore di perdere l’equilibrio.
Nel merito: ammetto che nello specifico non conosco la reale storia del design della prima Fiat Multipla del 1998, ho sentito anche io più volte (in 11 anni di Multipla) la storia che vorrebbe attribuire il tratto più originale del design della Fiat Multipla del ’98 al fatto che i progettisti del muso non essendosi parlati con quelli della coda si sarebbero trovati con un parabrezza altro ed un cofano motore basso e per risolvere il problema si sarebbero inventati il vituperato “salsicciotto”.
Resto convinto che sul piano del design, quello della Multipla del ’98, non sia un esperimento del tutto sbagliato ed abbia un suo valore intrinseco anche se va delimitato ad un oggetto che ha trovato una sua collocazione funzionale in una nicchia di mercato troppo piccola (soprattutto perché la vettura in sé era legata al suo utilizzo a metano, cosa che non può essere considerata separatamente dagli altri aspetti che ne compongono il design di insieme).
La Multipla del ’98 secondo me va giudicata come tentativo unico di ridefinire una particolare categoria di mezzi di trasporto, forse non del tutto riuscito certo, ma pur sempre interessante, va inserita in una categoria estetica che definirei più affine alle carrozze di altri tempi, ad un “cocchio” appunto, un concetto di trasporto diverso da quello comunemente più diffuso in quel periodo (oggi, 20 anni dopo le cose stanno cambiando su entrambi i fronti sia quello dell’oggetto che quello dei fruitori).
Dopodiché il fallimento dell’esperimento Multipla ha ragioni diverse e assai più triviali della questione design, o meglio, è forse proprio dal successivo tentativo di ricondurne forzatamente il design entro categorie più tradizionali di design automobilismo, che ha definitivamente avviato la Multipla, nel suo restyling del 2004, sul viale del suo tramonto.
Proprio quel restyling così banalmente appiattito sulle necessità del marketing, ha trasformato un originale esperimento in una banale ed anonima automobile senza alcun carattere estetico, una sorta di ibrido tra una brutta Bravo prima serie ed un altrettanto brutto Fiorino o Ducato che si voglia. A quel punto le vendite si sono rette solo sull’aspetto della economicità di esercizio, visto che il design aveva perso qualsiasi elemento di originalità e di distinzione, precipitandolo nell’anonimato dei modelli falliti come la Palio o la Duna, utilitarie fallite dal design insignificante, disegnate (come il restyling della Multipla nel 2004) senza alcun entusiasmo evidentemente da tecnici annoiati e demotivati che nulla di più hanno fatto se non svolgere al minimo il compito loro affidato.
Forse quell’esperimento (quello compiuto con il design del ’98 che nulla ha a che fare con quello ibrido ed incoerente del 2004) sarebbe stato comunque destinato a fallire: troppo legato all’utilizzo a metano (distribuito in zone troppo limitate per un mercato già globalizzato).
La Fiat Multipla del ’98 non era nemmeno una utilitaria nel senso compiuto del termine, era infatti certamente molto di più, sia nelle funzionalità che negli spazi messi a disposizione.
Altrettanto certamente era anche affetta da molti inaccettabili difetti che più del design originale ne hanno poi decretato il fallimento, difetti sempre legati alle scelte di marketing della Fiat di quel periodo. I materiali utilizzati erano di pessima qualità, la precisione degli accoppiamenti tipicamente inferiore alla madia del periodo quando i marchi concorrenti sfornavano Automobili tecnicamente giù molto più sofisticate, anche l’ingegnerizzazione e la industrializzazione del prodotto non erano ormai più accettabili in termini di qualità.
Resta il fatto che l’idea di base era molto interessante ed avrebbe meritato di essere sviluppata e a me sarebbe piaciuto vedere come si sarebbe potuta evolvere arrivando fino oggi quando il concreto affacciarsi sul mercato di nuove sensibilità ambientali e necessità economiche differenti introducono un necessario adeguamento anche del design.
Sono convinto che il restyling del 2004 sia stato una delle cause principali del fallimento della Fiat Multipla del ’98, basta guardare la vettura da dietro e poi da davanti, risulterà evidente che si tratta di una “pezza” messa giù in fretta, sulla base di valutazioni superficiali che hanno attribuito al design originale della prima serie le cause di un mancato decollo delle vendite che invece andavano cercate altrove. Il primo design era invece assai coerente, ma si è dato peso a valutazioni estetiche superficiali, addossando la colpa del limitato successo del progetto Multipla al “salsicciotto” solo perché era inusuale e costituiva una particolarità ma che era anche il segno distintivo di una propria originalità.
Ma perché non si poteva guardare ?
Probabilmente proprio perché nessuno aveva mai messo i fari (le lanterne ?) in quella posizione, ovvero costituiva una novità rispetto ai canoni estetici stereotipati dell’automobile come status symbol muscolosa e virile, canoni quindi ovviamente non compatibili e non applicabili all’idea di veicolo che il design originale della Multipla voleva introdurre.
Ora, se qualcun altro si prenderà la briga di leggere queste righe, potrebbe a ragione obiettare sul fatto che in fin dei conti, se i problemi fossero in effetti solo quelli relativi all’antitesi tra automotive design e vehicle design, allora, tutto sommato, andremmo assai bene. Purtroppo la realtà attuale non è tuta qui e abbiamo certamente problemi più seri concreti ed urgenti da affrontare e discutere.
Penso però che tra le cause di questi problemi reali e concreti, ci sia proprio la ormai diffusa incapacità di affrontarli in modo sincero ed “equilibrato” come forse si riesce ancora a fare su temi certamente più leggeri. Temo che si stia perdendo la capacità di riflettere sulle cose importanti ed impegnarsi nell’approfondimento e nella valutazione critica delle informazioni in cui siamo immersi, restando solo legati alla superficie ed agli slogan urlati dal “leader” di turno.
Un saluto e buona giornata a chi è arrivato fino a qui !
Stefano

Elogio della Multipla

Leggo sul sito de Il Sole 24 Ore che la Fiat Multipla, quella entrata in produzione nel 1998, quella con i fari alti inseriti nel “salsicciotto” sotto il parabrezza, si avvia a diventare un ricercato oggetto da collezione.

Io l’ho avuta per 11 anni (a metano) e me la sono goduta fino alla fine. Poi ho dovuto cambiarla e se fosse stata ancora in produzione probabilmente l’avrei anche ripresa. Purtroppo è rimasta unica, coma la sua progenitrice (la 600 multipla), non ci sono alternative, nessuna vettura in produzione dopo la sua uscita dal catalogo Fiat ne ha colto l’eredità.

Si, oggi ci sono molti modelli a metano ma tutti ti costringono a rinunciare a qualcosa: alcuni modelli sacrificano lo spazio nell’abitacolo o nel bagagliaio, altri sacrificano l’autonomia a benzina, e altri non sono automobili ma furgoni anche se ingentiliti.

Parlando di design, secondo me resta un esempio unico di design automobilistico coraggioso e senza compromessi, forse a suo tempo “sfuggito” ai controlli di marketing che selezionano design mainstream secondo le mode del momento oppure prodotti dal design di compromesso che possono intercettare (senza tuttavia mei poterne soddisfare a pieno le esigenze) un pubblico più vasto.

Infatti già il “restyling” della seconda serie nel 2004 ne riconduceva le linee ad un più anonimo aspetto che, secondo me, ne tardiva la filosofia originaria.

E a questo punto molti mi prenderanno per matto, ma in realtà basta uscire dai limiti dell’automotive design per spostarsi nel campo più ampio del vehicle design.

Occorre uscire dai limiti dell’idea stessa di automobile che ci trasciniamo, più o meno correttamente, dal boom economico (più americano che europeo), dal momento cioè che il design automobilistico ha lasciato il periodo pionieristico prebellico, abbandonando i retaggi dei mezzi a trazione animale, per passare a quello industriale postbellico dove è in effetti riuscito ad intercettare ed interpretare tutte le tensioni culturali di una classe media in espansione ed in cerca di simboli in grado di rappresentarne il nuovo status di classe in veloce ascesa sociale.

Lo stereotipo di automobile è tuttora incarnato da grosse berline lussuose più o meno ipertrofiche potenti oltre ogni razionale necessità e più o meno “sportive”.

Su questo terreno il design automobilistico continua a dare il meglio di se, nel bene e nel male, continuando a proporre oggetti di indubbio fascino (anche se a volte di dubbia razionalità)

Tornando alla Multipla del 1998, credo che per poterla giudicare correttamente occorra fare lo sforzo di uscire da questi canoni: la Multipla è più genericamente un “mezzo di trasporto”, un oggetto che consente spostamenti “famigliari” nel senso quasi domestico del termine, non è una automobile fatta per attraversare lo spazio tra due località nel più breve tempo possibile e per essere ammirata in tutta la sua estetica muscolosità, ma un ambiente in movimento il cui focus è orientato al piacere del viaggio, l’attenzione è verso l’interno di questo ambiente e verso gli occupanti.

Dentro la multipla ci si stava bene, anche se i materiali non erano pregiatissimi e nemmeno il comfort di marcia il più eccelso, anzi era affetto da plastiche scadenti e da una certa rumorosità, però viaggiare “nella” Multipla (e non “con la”) era piacevole come stare nel salotto di casa propria, sia in famiglia che con gli amici con anche la possibilità di lasciarsi coinvolgere dalla percezione dell’ambiente che si stava attraversando.

Insomma una carrozza, un “cocchio” dove era piacevole viaggiare in compagnia fatto più per accorgerti del paesaggio che si stava attraversando che non per essere ammirata o sognata nella sua fugace apparizione.

Disegnata, forse inconsapevolmente, per rendere gradevole (in senso più romantico che razionale) lo spostamento più che per essere un affascinate oggetto del desiderio, un oggetto “romantico”, quindi, più che accattivante.

Per questo secondo me la Multipla con il suo “salsicciotto” sul davanti è rimasta unica, e per questo si è meritata di essere stata esposta al Museum of Modern Art di New York nel 1999 nell’ambito della mostra “Different Roads” come esempio delle nuove (allora) tendenze della motorizzazione di massa.

s.c.m.

Nessuno si accorge di nulla ?

è possibile che il sindaco di Riace abbia commesso degli illeciti (che non sono crimini) e NEL CASO ne risponderà, il provvedimento preso dal ministero dell’interno di “trasferire” i migranti é certamente un SOPRUSO.
 
La lega incassa 49 milioni di €uro di contributi elettorali senza alcun diritto (e per me si tratta di un furto) ma può restituire in poco meno di 80 (!?) anni.
 
Stefano Cucchi poteva anche avere problemi (ma erano problemi suoi) ma ciò non autorizza nessun servitore dello stato a picchiarlo fino ad ucciderlo. E nessun politico può permettersi di offendere pubblicamente un parente stretto di una persona uccisa da servitori dello stato trasformatisi in giustizieri, aguzzini ed infine poi assassini e poi pretendere di “scusarsi” (?) in privato !
 
Ei immorale e non eticamente corretto (oltre che ridicolo e assai poco serio) che Ministro dell’Interno di un paese democratico faccia pubbliche esternazioni incontrollate ed incontrollabili ogni giorno utilizzando mezzi di comunicazione non ufficiali ed in modo palesemente superficiale e tendenzioso.
 
Nel momento in cui un cittadino viene eletto ad una carica politica pubblica diventa un rappresentante (e servitore) dello stato e in quello stato DEVE rappresentare tutti i cittadini anche quelli che non lo hanno eletto. NE HA LA RESPONSABILITA’
 
Un ministro delle infrastrutture (al quale certamente non è richiesto di essere onnisciente) non può comunque essere totalmente impreparato ed affrontare in modo colpevolmente superficiale i temi che gli si presentano.
 
Cosa altro deve succedere perché chi non vota per protesta o perché “non trova una parte politica credibile” o più banalmente (e colpevolmente) per pigrizia si renda conto di dove una casse politica di inetti, ignoranti e superficiali ci sta conducendo; cosa deve succedere perché chi ha eletto questi incompetenti arroganti riesca a vedere con obiettività cosa hanno fatto; ma soprattutto cosa deve succedere perché si ricompatti una Opposizione capace di essere concretamente e seriamente tale?

Ho visto un bel mondo !

Me lo diceva il nonno, anzi, lui diceva:

“Té sé c’t’è vést un bél mànnd !”

Come dire che mi andavano tutte bene e senza fatica …

Bè, mi pare che oggi in giro di gente che ha visto un bel mondo (e non se ne rende conto) ce ne sia molta, e ovviamente io tra quelli.

Comunque mi pareva una buona idea per il titolo di un blog “a ruota libera” e quindi da oggi cambiamo il vecchio titolo un po’ oscuro e volgaruccio (come non ha mancato di farmi notare qualcuno) con questo:

“Hai visto un bel mondo” sarà quindi il nuovo corso di questo taccuino di idee, impressioni, appunti, schizzi, sfoghi, immagini a ruota libera.
Il sotto titolo resta invece invariato, perché comunque la vita è sempre a capriole !

Primo quadro.JPG

E questa è la prima capriola, uno schizzo, di quelli che si fanno soprappensiero mentre sei al telefono … chissà cosa potrà significare ?
Alla fine mi piaceva e così l’ho fotografato prima che il foglio vada appallottolato assieme agli scarabocchi: “primo quadro al telefono”, penna a sfera, matite colorate ed evidenziatore su carta usata.

Azioni Concrete di Pace

Il viaggio in Tanzania per seguire i progetti di Promozione Umana di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere che si è appena concluso è stato particolare ed unico; come tutti i precedenti, dato il nostro modo di operare ed il contesto in cui li facciamo, ma questo in particolare lo è stato per la concomitanza con gli eventi di Parigi.
Anche se siamo completamente assorbiti dal nostro progetto più importante e dalle nostre attività in Tanzania, sempre in completa sintonia con la “missione” di SCSF volta ad opere di promozione umana nei paesi in via di sviluppo NON possiamo ignorare ciò che accade attorno e vicino a noi.
La Promozione Umana ha bisogno della Pace, non può prescindere da essa, non può esistere Promozione Umana nella guerra e nei conflitti !
In questo momento, in cui pare che l’unica risposta alle minacce che mirano la nostra convivenza civile ed i nostri valori di pace e sviluppo sociale (pur con i tanti errori ed ingiustizie di cui siamo stati più o meno volontariamente portatori), sembra essere unicamente ed univocamente un risposta di guerra e quindi di violenza, io credo fortemente e fermamente che al di la delle convinzioni di ciascuno, SIA NECESSARIA UNA CONCRETA RISPOSTA DI PACE e che sia utile dare un segnale di pace che possa essere colto da ciascuno e che possa aiutare ciascuno di noi a trovare la propria concreta via per combattere l’odio con Azioni Concrete di Pace.
In questi casi, sembra sempre di parlare di cose più grandi di noi o non alla nostra portata e in parte è vero ma questo non deve scoraggiarci dal promuovere la pace sempre e con gesti concreti, ciascuno nel suo piccolo ciascuno per le proprie capacità, ciascuno secondo la propria sensibilità.
In concreto
parto da una considerazione personale che credo possa essere condivisa:
L’odio presuppone l’individuazione di un soggetto da odiare, di un nemico;
la pace (l’amore) non ha la necessità di dover individuare un bersaglio preciso, un gesto disinteressato di pace può essere rivolto verso chiunque ed essere comunque buono.
In pratica
Se non ti vanno bene gli extracomunitari o se non puoi sopportare gli zingari forse puoi trovare persone che saresti disposto ad aiutare, persone in difficoltà che saresti disposto ad aiutare perché riescono a raggiungere la tua particolare sensibilità, la parte buona che c’è in te, quella che c’è in ciascuno di noi.
Quindi proprio verso queste persone se PUOI FARE qualcosa ALLORA FALLO !
Sarà sempre e comunque un gesto positivo e disinteressato di amore e di pace, senza polemiche, senza distinzioni.
Sono convinto che Operare Concretamente per la Pace verso qualunque soggetto ne abbia bisogno verso chiunque incontri la nostra personale sensibilità, possa concretamente contribuire a creare un clima di maggiore consapevolezza e condivisione, smussando le differenze di credo politico e/o religioso, allargando la consapevolezza delle necessità del prossimo qualunque forma o aspetto questo possa prendere.
E allora come fare per innescare questo “circuito virtuoso” ?
Pensavo (forse semplicisticamente) che potrebbe essere utile creare una piattaforma dedicata a raccogliere Azioni Concrete di Pace, un luogo virtuale, una sorta si social media, dove ciascuno in maniera libera potesse condividere le proprie Azioni Concrete di Pace attraverso il loro racconto non per vantarsi di quanto siamo stati bravi come i farisei al tempio ma più semplicemente per creare una rete di Azioni Concrete di Pace per la Pace, per ritrovare ed allargare una nuova sensibilità di Pace.
Nulla di eclatante, nulla di roboante, solo la condivisione di tanti piccoli gesti positivi in modo da incentivare l’idea secondo la quale se puoi fare qualcosa di buono allora FALLO!
Il condividere tante piccole azioni positive contribuirà alla consapevolezza che anche le piccole Azioni Concrete di Pace fatte da ciascuno nel proprio piccolo, possono essere importanti e assieme diffondere quella cultura di Pace che in questo momento è fortemente in pericolo.
La Pace è un bene che a volte tendiamo a dare per scontato ma non possiamo correre il rischio di accorgerci di quanto questo valore sia importante e vitale, solo nel momento in cui lo perdiamo, perché a quel punto sarà troppo tardi.
Mai come in questo momento dobbiamo difendere la Pace.
Questo è quello che ho pensato in questi giorni e che per quanto ingenuo possa apparire ho deciso di condividere con chi leggerà queste righe e con alcuni amici di SCSFong anche perché credo che questa associazione (che ora mi trovo a guidare) potrebbe essere giustamente promotrice di una nuova iniziativa che possa andare “oltre” i nostri progetti attuali restando nello spirito di quel “oltre” che lo stesso nostro fondatore, Edgardo Monari, aveva lasciato come eredità all’amico Gianfranco e a tutti gli amici di Solidarietà.
Vi chiedo di considerare questa idea ed esprimere le vostre opinioni in proposito per dare anche il vostro contributo di idee su come poterla mettere in pratica.
Stefano Manservisi