Archivio della categoria: immagini

fotografie, grafica, filmati, video, animazioni ….

Esperimenti …

Esperimento di grafica da immagini riprese su pellicola chimica (Ilford FP4) con una Mamiya 645 Super, sviluppate con monobagno Ars Imago utilizzando una daylight drum tank Lab-Box. Le immagini sono poi state digitalizzate con uno scanner Reflecta x120 e montate con iMovie.

San Pietro

a spasso per il centro di Bologna in un sabato di pandemia da COVID-19 … ciò che resta oltre i virus, oltre le guerre … dalla volontà di uomini e donne di fede, con l’ingegno di uomini di uomini e donne di arte e di scienza, con le braccia di uomini e di donne forti … per restare anche oltre quegli uomini e donne … nonostante tutto … nonostante l’uomo …

Bologna, via dell’indipendenza, chiesa cattedrale di San Pietro, 30 gennaio 2021

Emozioni, incontenibili

Nel momento in cui vedo le foto che mi manda Marco dalla Tanzania, dove con la nostra associazione di volontariato stiamo realizzando assieme alla Diocesi di Iringa in impegnativo progetto per dare accesso all’energia alle persone ed alle famiglie che vivono sulle montagne dell’altopiano di Iringa e che testimoniano le prime fasi del montaggio della turbina, il cuore del nostro Progetto idroelettrico integrato; quasi all’improvviso ed in modo inaspettato vengo colto dall’emozione. Una emozione forte che vuole uscire e devo in qualche modo comunicare, condividere; è l’emozione di un ricordo che sale dal profondo, dal cuore: è il ricordo di mio padre, il ricordo di Gianfranco, di quanto si era dedicato a questo progetto negli ultimi anni della sua vita, quanto ne sentisse (ora lo comprendo appieno) la responsabilità e l’impegno.

Impegno nel quale, come sempre, si era dedicato con tutto se stesso, nonostante l’età e la fatica, nel ricordo del suo amico fraterno Edgardo, che proprio lui aveva indicato alla guida di Solidarietà per completare il suo visionario progetto, con lo scopo di dare a chi ne era privo, le medesime opportunità di sviluppo e di miglioramento della propria condizione di vita, che tutte le persone dovrebbero avere in qualsiasi parte del mondo.

Monari aveva iniziato il suo impegno in Tanzania, mosso da una fede profonda radicata ed incontenibile, per un legame di amicizia e di solidarietà con gli amici che avevano condiviso lo slancio fraterno verso le famiglie colpite dal terremoto del Friuli.
Amici, alcuni dei quali religiosi, che successivamente si erano dati missionari in Tanzania a seguito del gemellaggio tra la Diocesi di Bologna e quella di Iringa.
Amici che arrivati in Tanzania, sulle montagne dell’altopiano di Iringa con la responsabilità di allestire dal nulla una comunità, un dispensario ed un minimo di assistenza non solo religiosa, ma umanamente anche sociale e medica, con risorse scarsissime in un luogo dove non era disponibile nulla se non una natura fertile e generosa.
Erano e sono tuttora, montagne bellissime (per chi come lui amava la montagna) ma dove Edgardo, quando cogliendo la richiesta di aiuto dei suoi amici vi si recò le prime volte, restò profondamente colpito, lui medico, professore universitario e attento pediatra, dalla mancanza dei minimi presidi sanitari per far fronte alle più elementari esigenze mediche e sanitarie delle persone e soprattutto dei bambini che numerose popolano quell’altopiano.
Di qui il suo impegno crescente ed il coinvolgimento improntato alla totale gratuità e donazione di tutto se stesso per aiutare i suoi amici e le persone che diventarono anch’esse suoi “rafiki”, amici in lingua Kiswahili; una vita dedicata all’Africa ed in particolare a quelle montagne della Tanzania, coinvolgendo a sua volta gli amici più vicini e quindi anche Gianfranco e Annamaria, i miei genitori.
Ed è a loro e quindi anche al Professor Edgardo Monari che devo la mia educazione alla Solidarietà, alla Cooperazione, senza frontiere, esperienza della condivisione e tutte le opportunità di crescita e di conoscenza che ne sono venute per me e anche per la mia famiglia.

Porto profondamente impressi con affetto ed emozione, i ricordi degli anni passati a fianco di mio papà quando, dopo aver declinato ogni precedente offerta dell’amico Edgardo di seguirlo in Tanzania, si trovò ad esaudire questo desiderio per vincolo di amicizia, dopo la scomparsa dell’amico e la perdita dell’amata Annamaria, iniziando così la sua “avventura” africana che animò di speranze, entusiasmi ed anche delusioni cocenti gli ultimi anni della sua vita.

Sono proprio queste che vedo ora, le immagini che avrei voluto poter guardare assieme a papà.
So che da dove è ora le vede comunque, ma sono io che avrei voluto poterlo guardare ancora una volta negli occhi, e vedere ancora il suo sguardo, e sentire ancora la sua voce, e condividere la sua gioia e la commozione che sicuramente lo avrebbe colto come ora coglie me nello scrivere queste parole; avrei voluto poter vedere come ne avrebbe parlato, certamente con l’entusiasmo di un bambino, ai suoi nipoti.

Io che ho fatto ben poco, se non cogliere le occasioni che mi sono state offerte, grazie ad Edgardo ed ai miei genitori che hanno avuto fiducia in lui e trasmesso a me il loro entusiasmo; ho avuto la possibilità, il piacere, l’onore, oltre che l’orgoglio, di poter partecipare a questa “avventura” di vita.
Ho potuto accompagnare il Prof. Monari, molti anni fa, prima in Friuli assieme a mio papà e mia mamma per aiutarli a costruire le casette in legno per le famiglie che avevano perso ogni cosa nel terremoto; poi ho potuto aiutare come potevo, da studente, Edgardo e mio babbo nello sviluppo dei progetti in Tanzania e proprio grazie a loro ho avuto nel 1984, la possibilità di fare la mia prima esperienza in Tanzania, accompagnato dal professor Monari, assieme ad alcuni amici per fare i rilievi topografici per il primo progetto idroelettrico di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere, che ha portato alla realizzazione dell’impianto che tuttora alimenta la missione e l’ospedale di Usokami; e infine il più recente coinvolgimento nella realizzazione del Progetto idroelettrico integrato a Madege, immaginato dalla visionaria lungimiranza del Professor Monari assieme ai Padri della Consolata e al Vescovo della Diocesi di Iringa.

Queste foto, che non ho scattato io ma che sento comunque in parte mie, sono dedicate a loro: a Edgardo, a Gianfranco ed anche ad Annamaria, amica, compagna, moglie e madre, che li ha sempre sostenuti anche nei momenti più difficili della loro amicizia:
continuate ad indicarci la strada, cercherò di seguirla come meglio posso.

Grazie !

Stefano

Ho visto un bel mondo !

Me lo diceva il nonno, anzi, lui diceva:

“Té sé c’t’è vést un bél mànnd !”

Come dire che mi andavano tutte bene e senza fatica …

Bè, mi pare che oggi in giro di gente che ha visto un bel mondo (e non se ne rende conto) ce ne sia molta, e ovviamente io tra quelli.

Comunque mi pareva una buona idea per il titolo di un blog “a ruota libera” e quindi da oggi cambiamo il vecchio titolo un po’ oscuro e volgaruccio (come non ha mancato di farmi notare qualcuno) con questo:

“Hai visto un bel mondo” sarà quindi il nuovo corso di questo taccuino di idee, impressioni, appunti, schizzi, sfoghi, immagini a ruota libera.
Il sotto titolo resta invece invariato, perché comunque la vita è sempre a capriole !

Primo quadro.JPG

E questa è la prima capriola, uno schizzo, di quelli che si fanno soprappensiero mentre sei al telefono … chissà cosa potrà significare ?
Alla fine mi piaceva e così l’ho fotografato prima che il foglio vada appallottolato assieme agli scarabocchi: “primo quadro al telefono”, penna a sfera, matite colorate ed evidenziatore su carta usata.

NON in particolare

Ma in generale. Non in particolare per il prossimo referendum ma in generale per ogni volta che se ne presenti l’occasione:

  
Non so esattamente da che fonte provenga, ma sono molto d’accordo, sono da sempre convinto che se voglio mendare un “segnale” alla politica ci sono sistemi a mio parere più efficaci dell’astensione.

Posso votare scheda bianca o annullare il mio voto è allo stesso tempo testimoniare che mi sto “impegnando” che seguo la politica è che partecipo attivamente, insomma posso esprimere anche la volontà di mandare a casa chi non mi ha convinto.

L’astensione al contrario è un segnale di disimpegno, assomiglia di più ad un ” fate quel che vi pare ma lasciatemi in pace che ho altro da fare …” 

Ed è esattamente ciò che certi politici vogliono sentirsi dire ! Vogliono avere le mani libere (non pulite!) per fare i loro interessi. Ed è proprio per questo, temo, che da molti ambienti si incentiva l’idea che l’astensionismo possa essere una forma di protesta, quando altro non è che una resa, o peggio l’implicita espressione di una complicità di un atteggiamento di egoistico sostegno ad una politica di malaffare dove il chiudere un occhio (se non entrambi) è il modo per perseguire, ciascuno nel suo piccolo, il proprio interesse a discapito dei più debole, nell’illegalità latente del vivi e lascia vivere … Illudendosi che non arriverà mai un pesce più grosso che pere sfamarsi non si preoccupa di farci fuori senza scrupoli tanto sa benissimo che nessuno farà obiezioni. E allora sarà troppo tardi per invocare stato, leggi ed istituzioni.

Chi viene eletto a maggioranza del 40% degli elettori sa benissimo che può contare sul disinteresse del 60% di popolazione e dovrà fronteggiare una opposizione sostenuta da una esigua parte di una aliquota di persone che si interessano a ciò che sta facendo.

Ecco perché sono convinto che astenersi non sia un segno di protesta ma al contrario il più concreto aiuto che un semplice elettore possa dare ai politici disonesti.

Non entro nel merito del prossimo referendum, io stesso ho le idee confuse perché non sono riuscito a documentarmi in modo convincente su nessuna delle due tesi che vengono proposte. È proprio questa difficoltà unita alla campagna per l’astensione mi convincono che i temi in gioco siano altri e che quindi è importante esprimere il dissenso dando un segnale di partecipazione .

S.C.M.