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Tempo

Il sogno di uccidere Chrónos

Guido Tonelli, Milano, Feltrinelli editore, 2021

Avvincente saggio che racconta in modo comprensibile ed affascinante l’evolversi del concetto di “tempo” tra fisica e filosofia, lungo il percorso della storia umana.

Guido Tonelli, fisico e accademico italiano , esplora e racconta l’evoluzione della idea stessa di Tempo; dalle prime tracce della sua formazione nel pensiero dei primi filosofi che ne intuiscono l’importanza ed il legame con l’ambiente (spazio) in cui vivono e con la vita stessa, al legame del tempo non solo con la fisica ma anche con i meccanismi vitali di tutti gli esseri viventi, dai più elementari ai più complessi. 

Il concetto di tempo viene descritto in modo comprensibile anche per chi non ha una estesa ed approfondita conoscenza scientifica della fisica; dalle sue interazioni alla scala cosmologica alle sue interazioni e legami con la nascita, evoluzione ed espansione dell’universo che ci circonda, fino a quelle infinitesimali con le particelle elementari e con l’energia che ne governa i rapporti. 

Il tempo viene esplorato nelle sue caratteristiche per illustrarne gli aspetti fondamentali che ci sono così familiari e radicati nella nostra consapevolezza; come quella per cui il tempo scorre in una unica direzione dal passato al futuro, esplorando il significato stesso di “passato”, “presente” e “futuro”.

Tempo è un coinvolgente racconto della spasmodica ricerca della conoscenza attraverso le teorie più affascinanti che cercano di spiegare il funzionamento del “tutto”, nello sforzo di collegare la teoria della relatività che spiega i meccanismi della fisica a livello macroscopico (ovvero di ciò che possono percepire i nostri sensi e di tutto ciò che è influenzato e legato alla presenza della gravità nel rapporto tra “spazio” e “tempo”), con la teoria della meccanica quantistica che invece affronta i legami e le interazioni della materia alla scala infinitesimale , dove le dimensioni dello spazio e del tempo sembrano non avere più senso e mostrano comportamenti apparentemente contraddittori rispetto a quanto osserviamo alla scala macroscopia.

Arrivando ad esporre le teorie più avanzate che cercano di dare una spiegazione del “tutto“: la teoria delle stringhe (che prende inizio dalle considerazioni del fisico italiano Gabriele Veneziano) e quella detta della gravità quantistica a loop (o Lqg, Loop Quantum Gravity, teorizzata proprio da Carlo Rovelli assieme a Lee Smolin dove si ipotizza uno spazio non continuo e discreto, nel quale il tempo diventa ininfluente) , fino alle ultime considerazioni proprio di Lee Smolin (dove invece si teorizza che sia lo spazio a diventare ininfluente)

Una lettura coinvolgente che ci accompagna attraverso i sentieri a volte impervi della fisica fino ai limiti delle attuali conoscenze in modo comprensibile.

S.C.M.

Tempo, spazio e la banalità del male.

Prendo spunto da tue libri che sto leggendo: “Tempo. Il sogno di uccidere Chrònos” di Guido Tonelli e “Le sarte di Auschwitz” di Lucy Adlington.

Per inciso, mi sto rendendo conto in questo momento (mentre scrivo queste righe) che in tutta la mia vita non ho mai scritto la parola “Auschwitz”; pur avendone letto molte volte in molti libri, testi scolastici, saggi e articoli, avendola udita in molte trasmissioni, documentari e film sia in televisione che alla radio o al cinema ed avendola certamente anche pronunciata in effetti credo questa sia per me la prima volta che la scrivo.

E’ una strana sensazione, che mi fa pensare alle donne costrette in condizioni di privazione e sofferenza ad occuparsi di “bellezza” ed “eleganza” per le mogli e le amanti degli ufficiali delle SS Naziste nel campo di concentramento di cui racconta Lucy Adlington nel suo libro e non posso fare a meno di pensare alle condizioni di lavoro cui sono costretti gli uomini e le donne, a volte anche bambini e bambine, che in “fabbriche” sperdute in posti che nemmeno conosciamo in Cina o in India o in qualsiasi posto “altro” da ciò di cui possiamo avere esperienza diretta (a volte anche senza dover uscire dai nostri confini), per confezionare l’eleganza e la bellezza di cui ci piace adornarci.

Non c’è nulla di male nel tendere alla bellezza e all’eleganza, anzi questa “tensione” dovrebbe migliorare l’armonia tra noi e il mondo, l’ambiente, la società, la cultura in cui viviamo.

Purtroppo spesso lo “spazio”, ovvero la lontananza in senso fisico, dei luoghi dove bellezza ed eleganza vengono confezionate, sopisce la nostra consapevolezza sul prezzo reale che altri (non noi) devono pagare per consentirci di soddisfare questa “tensione”.

Così come il “tempo” che separa le sarte di Auschwitz dagli operai di certe odierne fabbriche della moda non ci permette di cogliere a pieno la consapevolezza di come l’orrore che ci suscita oggi la lettura di ciò che è successo non molto lontano da noi in un tempo che non abbiamo vissuto, non sia in realtà molto lontano dai sentimenti che dovremmo provare pensando a ciò che avviene solo poche ore prima che noi si indossi un indumento che ci procura piacere.

Non possiamo certamente pretendere di conoscere ed avere certezza delle condizioni in cui lavorano le persone che confezionano gli abiti che indossiamo, ma credo che avere la consapevolezza di quanto questi sono costati ad altri ci debba far riflettere su come cercare di mitigare queste iniquità.

Certo se le persone non avessero alcuna “tensione” al “bello” non esisterebbe la sofferenza di chi quel “bello” deve produrre e in fin dei conti non esisterebbe neppure l’arte e la creatività, è quindi una “tensione” innata e positiva, ma non lo può essere al prezzo di sofferenze altrui, altrimenti l’esito (in tempi nemmeno troppo lunghi) non potrà che essere negativo e condurre verso conflitti di giusta rivalsa di chi ha sofferto verso chi in modo più o meno consapevole ha permesso che queste sofferenze venissero perpetrate.

Ovvero credo che se pure in effetti noi si possa fare poco di immediato e concreto la consapevolezza delle fatiche e anche delle sofferenze cui ad altri costa il nostro piacere ed il nostro benessere debba valere lo sforzo di fare almeno quel poco che comunque è in nostro potere per ridurre il divario.

Aumentare la consapevolezza e ridurre gli eccessi sarebbe già una buona regola.

A cominciare dal sottoscritto …

Stefano Manservisi