Per aspera ad astra

Una tranquilla mattina di inizio agosto, nell’anno del virus, sei e quaranta del mattino, circa.

Come sempre più o meno a quest’ora mi ritaglio un’oretta di lettura (non sono mai riuscito a leggere gran che alla sera, di solito mi cade il libro sulla faccia dopo poche righe).

Questa mattina però capita che il sole del mattino, salendo oltre i tetti delle case di via Mengoli e dribblando la tapparella della cucina ancora mezza abbassata per infilarsi tra la spalla della finestra e lo stipite della porta, mi arriva dritto in faccia …

Bella sensazione, in fin dei conti se “il sole bacia la fronte ai belli …”.

Vabbè lasciamo stare dai, se non altro l’autostima non è ancora scemata del tutto nonostante a volte sia immotivata ;-).

Abbandono la testa sul cuscino della poltrona, chiudo gli occhi “guardando” a est e mi godo il tepore del sole sulla faccia nella brezza fresca che entra dalla finestra nel silenzio di questa tranquilla mattina di agosto.

E mentre mi godo questa “bell’atmosfera” anche le sinapsi allentano la presa e dalla memoria bambina, chissà come, riemergono i ricordi delle avventure di Topolino in Formula 1 con il pilota Emerson Fritticaldi e in moto con Giacomo Tangostini.

Sorrido.

Poi le sinapsi, illuminate dal sole mattutino, per qualche altro insondabile motivo lasciano affiorare una domanda apparentemente sciocca: “Chissà se una volta fuori da questa pandemia, prima o poi i nostri nipoti leggeranno le avventure di Topolino e Paperino ai tempi dello Sbrock Down per il Carogna Virus ?”

Forse.

Sarebbe bello perché significherebbe che hanno superato questa “cosa”, che non è certamente  violenta come la guerra che hanno superato i nostri nonni ed in parte i nostri genitori (durante la quale in 6 anni hanno perso la vita più di 54 milioni di persone), ma ha comunque causato (ad oggi ma purtroppo proseguirà ancora finché non si riuscirà a trovare una cura o un vaccino efficaci), più di 700.000 morti nel mondo. 

Non è quindi possibile paragonare questa pandemia alla guerra, come fanno in modo superficiale in molti, tuttavia certamente resteranno cicatrici e conseguenze.

Mentre il sole sta salendo oltre il bordo della tapparella, penso che sarebbe stato bello se questa pandemia fosse stata solo un brutto film di fantascienza di serie B, sarebbe stato bello se i nostri figli non dovessero sopportarne (chi più chi meno certo) le conseguenze.

Poi, probabilmente agitate dal medesimo ottimismo fanciullesco di prima, le mie sinapsi di cinquantenne (inoltrato) hanno generato altri pensieri in libertà.

Forse, in effetti, privare i nostri figli dell’esperienze della pandemia significherebbe privarli di una parte della realtà.

Il ragionamento è paradossale ma mi suggerisce un parallelo.

Forse questa esperienza potrebbe influire sulla educazione dei loro figli, dei nostri nipoti e pronipoti.

Qui si che mi sento di fare un aggancio con la guerra che vissero i nostri nonni e i nostri genitori allora bambini.

Noi in fin dei conti siamo cresciuti in un mondo migliore del loro, nonostante noi ci si lamenti in continuazione delle crisi e dei problemi che dobbiamo affrontare, nonostante gli scienziati portino le lancette dell’orologio del mondo sempre più vicine alla mezzanotte, credo che i progressi fatti, se da un lato (quello oscuro), ci hanno portato ad una corsa frenetica ed incosciente verso un egoistico continuo “miglioramento” del nostro personale benessere, spesso scambiandolo impropriamente con quello di tutti gli altri, dall’altro chi hanno portato certamente ad un miglioramento delle condizioni di vita, non per tutti, ma per molti. Per quel che posso osservare anche in Africa, in Tanzania, nonostante il perdurare di aspri contrasti credo che la medi, pur sempre molto più bassa della nostra, si sia comunque alzata.

Oggi abbiamo strumenti e risorse per poter combattere virus e malattie che i nostri genitori e nonni non avrebbero potuto minimamente fronteggiare.

Si è vero che mascherine, distanziamento ed igiene personale non sono novità e che anche i nostri nonni potevano starsene chiusi in casa, uscire con la mascherina e lavarsi le mani col sapone ma non avevano certamente a disposizione la conoscenza che abbiamo noi oggi e nemmeno la comunicazione che nonostante le fake news è fondamentale per poter condividere la consapevolezza di ciò che succede e di come si può reagire. 

Molte delle malattie che hanno causato immense e diffuse sofferente alle generazioni che ci hanno preceduto sono state pressoché debellate o comunque si possono curare, e forse succederà anche con questo “Carogna Virus”.

Soprattutto però ci hanno consegnato (almeno in Europa e in “occidente”) un periodo di pace relativa o almeno di ridotti conflitti se paragonato alla prima metà del secolo scorso dove in nemmeno 50 anni hanno perso la vita più di 60 milioni di persone e un numero molto maggiore ha dovuto sopportare dolori e sofferenze inimmaginabili.

Nella consapevolezza di tutto ciò che ancora causa sofferenze e morte nel mondo di oggi, penso che le generazioni che ci hanno preceduto ci abbiano lasciato un mondo se non migliore almeno “meno peggio” di quello che hanno vissuto loro.

Forse è proprio la nostra generazione che non può dire altrettanto, anzi che ha la colpa di non aver saputo migliorare ciò che ci è stato consegnato da chi ci ha preceduto, lasciando a chi ci seguirà (quindi proprio ai nostri figli) un mondo non così migliore quanto ci si sarebbe aspettato.

La speranza che mi permette di alzarmi dalla poltrona e proseguire è proprio che dall’esperienza degli errori e dei fallimenti della generazione che li sta precedendo, assieme a quella portata dalle conseguenze di questa pandemia, la prossima generazione possa riuscire a comprendere e correggere i nostri errori ed educare i loro figli ad un maggiore rispetto del pianeta in cui viviamo e degli altri esseri (tutti) che lo popolano; così come i nostri genitori hanno educato noi alla pace ed alla cura della libertà (Solo che noi abbiamo ben pensato che ci si potesse liberamente prendere tutto).

Ormai il sole è alto e devo andare a lavorare ma ho la speranza che le asperità di questo periodo possano dare ai nostri figli strumenti ed idee per migliorare loro stessi, l’ambiente in cui vivono ed educare i loro figli al rispetto di ciò che abbiamo sapendo che deve essere condiviso.

Per aspera ad astra (*), appunto.

Buona giornata !

S.C.M.

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