Il liceo scientifico si tempi del virus

Sofia ha iniziato il Fermi quest’anno, il liceo scientifico dove si è diplomata mia sorella, quattro cugini e una decina abbondante di amici miei.

Da quando lo frequentava mia sorella ha sempre avuto il nome di un ottimo liceo scientifico, sempre nominato tra i migliori di Bologna, sempre diretto da ottimi presidi, spesso distinti per lungimiranza e per capacità di rapportarsi con gli studenti, di coinvolgerli e di ottenere la loro fiducia.

Il passaggio dalle medie alle superiori è certamente difficile, soprattutto se lo devi affrontare frequentando una scuola che vuole presentarsi come eccellenza e che è conosciuta per essere molto esigente nei confronti degli studenti.

Tutti bravi i professori, forse un po’ troppo competitivi tra di loro, forse un po’ troppo pieni di sé e convinti che che gli studenti debbano solo stare sui libri senza dover pensare ad altro.

Per me un po’ troppo “fenomeni” sulla pelle degli studenti, la macchina del tempo va a rovescio e non è solamente colpa dei professori e dell’istituzione “scuola” che un poco alla volta ha rinunciato a tutte le “conquiste” (?) seguite al ‘68 e al ‘78. Discorso lungo che magari si potrà affrontare in un altro momento.

Ma per tornare ai tempi del virus, il nostro Corona Virus, mi sarei aspettato molto di più da una scuola, anzi da un liceo scientifico, anzi dal Liceo Scientifico Enrico Fermi, che ambisce assieme ai suoi ottimi (non buoni ma certamente ottimi) docenti, arrivare ad essere un istituto di eccellenza.

Si perché mi aspettavo che gli insegnanti bravi di un eccellente liceo scientifico avrebbero colto l’occasione per affrontare i temi scientifici legati ai virus e alle epidemie, mi aspettavo che avrebbero colto l’occasione per affrontare, ciascuno dalla prospettiva della sua materia, questi temi, rilevanti sul piano scientifico, assieme agli studenti, specialmente quelli del primo anno.

In un momento di confusione, nel momento in cui l’ignoranza viene orgogliosamente sdoganata come una condizioni di cui andare fieri, nel momento in cui chiunque si può sentire legittimato a dire qualsiasi sciocchezza con la certezza di avere comunque un uditorio, mi sarei aspettato che gli insegnanti avrebbero colto l’occasione per cercare di dare ai ragazzi qualche strumento utile per orientarsi un minimo nel caos di questi giorni.

Fino poi ad arrivare al momento della decisione di chiudere le scuole, interrompere l’attività didattica e sospendere le lezioni, e qui avrei pensato che sarebbe stato opportuno mantenere un contatto con i ragazzi, cercare si spiegare, dare strumenti di elaborazione, mantenere saldi i punti di riferimento, e invece l’unico contatto è stato affidato alla efficientissima segreteria che ha continuato ad emettere, solerte, tutte le informazioni amministrative che le venivano trasmesse.

Gli studenti sono stati lasciati nel loro brodo, qualunque fossero gli ingredienti.

Si, molto deludenti gli insegnanti, molto deludente il dirigente, si sono perse occasioni per dimostrare quali dovrebbero essere i soggetti principali di una scuola che mira all’eccellenza: gli studenti.

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