Archivi del mese: Febbraio 2020

Il liceo scientifico si tempi del virus

Sofia ha iniziato il Fermi quest’anno, il liceo scientifico dove si è diplomata mia sorella, quattro cugini e una decina abbondante di amici miei.

Da quando lo frequentava mia sorella ha sempre avuto il nome di un ottimo liceo scientifico, sempre nominato tra i migliori di Bologna, sempre diretto da ottimi presidi, spesso distinti per lungimiranza e per capacità di rapportarsi con gli studenti, di coinvolgerli e di ottenere la loro fiducia.

Il passaggio dalle medie alle superiori è certamente difficile, soprattutto se lo devi affrontare frequentando una scuola che vuole presentarsi come eccellenza e che è conosciuta per essere molto esigente nei confronti degli studenti.

Tutti bravi i professori, forse un po’ troppo competitivi tra di loro, forse un po’ troppo pieni di sé e convinti che che gli studenti debbano solo stare sui libri senza dover pensare ad altro.

Per me un po’ troppo “fenomeni” sulla pelle degli studenti, la macchina del tempo va a rovescio e non è solamente colpa dei professori e dell’istituzione “scuola” che un poco alla volta ha rinunciato a tutte le “conquiste” (?) seguite al ‘68 e al ‘78. Discorso lungo che magari si potrà affrontare in un altro momento.

Ma per tornare ai tempi del virus, il nostro Corona Virus, mi sarei aspettato molto di più da una scuola, anzi da un liceo scientifico, anzi dal Liceo Scientifico Enrico Fermi, che ambisce assieme ai suoi ottimi (non buoni ma certamente ottimi) docenti, arrivare ad essere un istituto di eccellenza.

Si perché mi aspettavo che gli insegnanti bravi di un eccellente liceo scientifico avrebbero colto l’occasione per affrontare i temi scientifici legati ai virus e alle epidemie, mi aspettavo che avrebbero colto l’occasione per affrontare, ciascuno dalla prospettiva della sua materia, questi temi, rilevanti sul piano scientifico, assieme agli studenti, specialmente quelli del primo anno.

In un momento di confusione, nel momento in cui l’ignoranza viene orgogliosamente sdoganata come una condizioni di cui andare fieri, nel momento in cui chiunque si può sentire legittimato a dire qualsiasi sciocchezza con la certezza di avere comunque un uditorio, mi sarei aspettato che gli insegnanti avrebbero colto l’occasione per cercare di dare ai ragazzi qualche strumento utile per orientarsi un minimo nel caos di questi giorni.

Fino poi ad arrivare al momento della decisione di chiudere le scuole, interrompere l’attività didattica e sospendere le lezioni, e qui avrei pensato che sarebbe stato opportuno mantenere un contatto con i ragazzi, cercare si spiegare, dare strumenti di elaborazione, mantenere saldi i punti di riferimento, e invece l’unico contatto è stato affidato alla efficientissima segreteria che ha continuato ad emettere, solerte, tutte le informazioni amministrative che le venivano trasmesse.

Gli studenti sono stati lasciati nel loro brodo, qualunque fossero gli ingredienti.

Si, molto deludenti gli insegnanti, molto deludente il dirigente, si sono perse occasioni per dimostrare quali dovrebbero essere i soggetti principali di una scuola che mira all’eccellenza: gli studenti.

A proposito del referendum

“Sulla riduzione del numero dei parlamentari”

Sono convinto che il referendum sulla riduzione del numero dei deputati rappresenti il fallimento di una classe politica che ancora una volta, non è riuscita ad assumersi la responsabilità di prendere le decisioni per le quali è stata eletta. Al sicuro delle loro poltrone rimbalzano agli elettori le loro responsabilità e forse molto di più.

In un primo momento ho pensato che la miglior cosa da fare sarebbe stata quella di rifiutare la scheda al seggio o di invalidare scheda stessa; rifiutare di fare il lavoro che avrebbero dovuto fare loro. Lavoro per il quale loro stessi si sono dati disponibili (mica glielo ha ordinato il dottore di candidarsi, e nemmeno sono stati minacciati per farlo), sono pagati per quello e per quello sono loro accordati molti (troppi) privilegi.

Ragionandoci su mi sono chiesto: “Ma perché invece di dimezzare il numero non si riducono i compensi ed i privilegi di ciascuno? Perchè invece di dimezzare il numero non si fa in modo che ciascuno debba e possa fare seriamente il proprio dovere ? Non è questo il punto vero della questione ?”
(ovviamente non è tutta farina del mio sacco, ma leggo e sento altri che si fanno le stesse domande, e siccome mi sono parse legittime, le ho fatte mie)

In fin dei conti se riduciamo il numero, ne riducono in effetti la rappresentatività, riducendo anche la possibilità che qualche persona onesta (che pure esiste, anche tra i parlamentari, ne sono certo, altrimenti non avrebbe alcun senso andare a votare), riducendo anche la possibilità, dicevo, che qualche persona onesta possa essere eletta e possa contrastare la ineludibile presenza di un certo numero di disonesti.

Diminuendo il numero dei parlamentari, a fronte di qualche risibile risparmio, certamente sbandierato come conquista di democrazia, si lascerebbe comunque un numero ridotto di persone che gestisce il medesimo potere, conservando i medesimi privilegi che ora vengono contestati. Quindi i privilegi resterebbero invariati, anzi potrebbero con facilità essere aumentati proprio perché sarebbero in meno a doverne ragionare, diminuendo al contempo la rappresentatività del parlamento.

Non mi pare un gran risultato, anzi mi pare piuttosto una gran presa in giro (avrei usato altri termini) ! A mio modesto e probabilmente inutile parere la riduzione degli sprechi e dei privilegi (ingiustificati) parte proprio da qui: dalla riduzione degli sprechi e dei privilegi (ingiustificati), ovvero dalla necessità che ciascun parlamentare eletto sia messo in condizioni di dovere, seriamente ed onestamente, fare il lavoro per il quale è stato eletto, avendo, per altro, egli stesso scelto di mettersi a disposizione candidandosi. Credo che se si realizzassero queste condizioni, molti cialtroni opportunisti cercherebbero altre strade per fare il proprio interesse.

Solo in un secondo momento, una volta raggiunta una reale ed accettabile riduzione di sprechi e privilegi (ingiustificati), sarà eventualmente possibile valutare una riduzione, magari progressiva, del numero dei parlamentari. Il referendum, così come è stato posto, pensandoci, assomiglia troppo ad una fregatura! Resterebbero in meno a spartirsi lo stesso potere, la stessa quantità di sprechi e la stessa quantità di privilegi. Quindi potranno sbandierare una minima riduzione degli sprechi come grande conquista a fronte dell’effettivo aumento degli sprechi procapite e potranno quindi altrettanto sbandierare un modesta riduzione complessiva dei privilegi a fronte di un consistente aumento dei privilegi di ciascuno, spacciando tutto ciò come grande risultato della azione politica, prendendosi in un colpo solo, merito e privilegi e lasciando agli elettori responsabilità e sprechi.

E noi dovremmo essere pure contenti di esserci presi la responsabilità di questo bel risultato ? Io non ci sto, io ci andrò a votare al referendum, mio malgrado in questo caso, e voterò “NO”, non mi interessa avere un parlamento con metà cialtroni pagati troppo che detengono il doppio del potere di prima e magari si sentiranno anche autorizzati e legittimati proprio dal mio voto ad aumentarsi il compenso già eccessivo.

Lo spreco non si combatte riducendo i rappresentanti eletti da noi, ma riducendone i compensi non dovuti e combattendo la corruzione…. so che più o meno è la stessa cosa che avrebbe detto qualunque persona di buon senso … ma per quanto banale possa sembrare è proprio la cosa più difficile da realizzare e non per questo è giustificabile perseguire una scorciatoia che solo in apparenza più semplice, condurrebbe probabilmente ad un risultato profondamente sbagliato e anche pericoloso per la democrazia, deteriorando nel tempo la già limitata fiducia nella classe politica, fiducia che resta alla base del nostro sistema di democrazia rappresentativa: il potere non è del popolo, ma il popolo ha il potere di decidere chi dovrà gestire il potere.