Arte e bufale

David Datuna si mangia una delle banane di Cattelan: “Quella di Cattelan è un’opera deliziosa”, avrebbe poi detto Datua, e anche se non lo avesse veramente detto, avrebbe dovuto farlo; è (o sarebbe stata) la degna conclusione di un espressione artistica inconsapevole (dell’arte).

In questa occasione, secondo me, è proprio l’Arte, non gli artisti, che reagisce alle continue provocazioni di questi ultimi ma soprattutto reagisce alla mercificazione di se stessa. Non alla commercializzazione che di per se è anche accettabile entro certi limiti ed ormai codificata quanto meno dal “moderno” in poi. L’Arte in questo caso reagisce al “mercato” dell’arte che diventa speculazione economica, indifferente sia alle opere che agli artisti e in mano alle speculazioni dei mercanti e ne diventa strumento e scopo.

La banana da 250.000 dollari si annienta “facendosi” mangiare da un altro artista, annientando il valore di mercato.

(mi auguro che Cattelan abbia già incassato i suoi soldi e spero che magari li divida con Datuna il quale probabilmente passerà un brutto quarto d’ora per essere stato strumento dell’annientamento del “valore commerciale” dell’opera di Cattelan)

La vicenda della banana mangiata non è, a mio personale parere, né  capolavoro né bufala, è l’Arte che in modo autonomo si riappropria di se stessa e della propria anima, ribellandosi al mercato ed usando gli artisti come involontari strumenti.

Una cosa ha completato l’altra … la banana di Cattelan si è perfettamente completata nella performance di Datuna.

Senza la performance di Datuna la banana di Cattelan non sarebbe una gran novità, di “provocazioni d’artista” ormai ne abbiamo viste tante, avrà anche una sua consistenza artistica ma per me, sopravvalutata; proprio da quel mercato che riduce l’arte ad una sorta di arido prodotto finanziario.

Ma la banana di Cattelan ha acquistato pieno valore e completezza artistica con la performance di Datuna, mentre quest’ultima ovviamente non sarebbe potuta esistere senza la prima.

Incredibilmente l’Arte diventa autonoma, auto-generata, quasi dotata di una volontà propria, dove gli artisti sono inconsapevoli e involontari (quanto meno parzialmente) strumenti.

Ora il punto è: riuscirà l’Arte, da sola, a recuperare a se stessa, e quindi anche ad una parte degli artisti, l’anima venduta ?

Forse. Credo però che serva l’aiuto consapevole proprio degli artisti e anche l’aiuto del pubblico cui l’Arte si rivolge, poiché l’Arte che si rivolge esclusivamente al mercato è sterile.

Tutto ciò potrebbe avere anche un lieto fine se si scoprisse che Cattelan e Datuna erano d’accordo, in questo caso la realtà sarebbe forse meno affascinante della ipotesi di un’Arte in grado di autodeterminarsi, ma il risultato sarebbe il medesimo.

Stiamo a vedere, sono proprio curioso.

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