Archivi del mese: Settembre 2019

ONG in mare

Qualche amico che ogni tanto legge i miei deliri qui c’è, grazie Stefano.

Parliamo delle ONG in mare.
Credo che l’unico vero deterrente alla messa in mare di barchini e barchette, sia il coordinamento dei paesi europei realizzato attraverso l’uso dei militari. E pur non condividendo nulla di quanto dice Salvini gli va riconosciuta una opinione da verificare; le Ong in mare aumentano la possibilità di farcela. Possibile che dietro investimenti cosi grandi, navi, carburante, personale, scorte, materiale di soccorso, e via di seguito non ci sia qualche tipo di tornaconto? Tu come la vedi?

Come la vedo …

Bella domanda, rimugino sul ruolo delle ONG da quando mi è stato affidato il compito di guidarne una (c’è qualche matto che ha pensato bene di fare una cosa simile. Si!).

La risposta è difficile. Ho visto e continuo a vedere con i miei occhi ed a fare esperienza diretta (per quanto limitata) di questo rapporto, ovvero del rapporto tra organizzazioni che almeno nel nostro caso, hanno lo scopo di condividere conoscenze e risorse nella convinzione che ciascuna persona abbia il diritto di poter migliorare la propria vita e quella delle proprie famiglie e dei propri figli con le stesse opportunità, nel rispetto del prossimo, e chi vive quotidianamente in culture differenti dalla nostra con molte meno risorse o comunque con risorse diverse dalle nostre.

Questa come dichiarazione teorica di intenti, come obiettivo da perseguire, nella pratica è molto più complesso e difficile.

Sul tema delle risorse e degli investimenti non so proprio cosa dire, si vede e si sente di tutto, è facilissimo farsi prendere dai “lo dicono tutti che qui rubano, quindi certamente un fondo di verità ci dovrà essere”, forse, ma poi io le prove, le cosiddette “pistole fumanti” non le ho mai viste. Non le ho nemmeno mai cercate.

Ho invece visto ed incontrato molte persone e diverse volte ho potuto constatare che il mondo del volontariato è assai variopinto e anche delicato, ci si avvicina al volontariato per i motivi più disparati e frequentemente ho dovuto constatare che non sono motivi sempre altruistici.

Spesso ci si “rifugia” nel volontariato per fuggire da problemi o questioni irrisolte della nostra vita, ho incontrato gente “in fuga” da una realtà insoddisfacente, o in cerca di riscatto per errori commessi a casa.

Per carità, se da tutto ciò ne viene fuori un impegno verso chi non ha (non per suo demerito) le stesse nostre opportunità di miglioramento e promozione, ben venga. Ho solamente constatato più di una volta che non sempre l’altruismo, il disinteresse, l’aiuto ed il soccorso verso il prossimo sono i motori principali di queste disponibilità come invece magari ci si potrebbe aspettare.

Proiettando queste esperienze sul piano collettivo delle organizzazioni di volontariato e delle ONG credo che ci possa stare di tutto .

Nello specifico del soccorso in mare anche io ho il sospetto che quanto il soccorso diventa routine c’è qualcosa che non funziona.

In primo luogo se il soccorso diventa routine significa che la routine è il pericolo, la possibilità per molti, continuamente e comunemente di perdere la vita. E questo è terrificante.

Se il soccorso diventa routine significa che è ora di provare a chiudere l’emergenza ed affrontare seriamente il problema all’origine piuttosto che continuare a cercare di limitarne le conseguenze. Se non risolvi il problema non eliminerai mai le conseguenze.

L’utilizzo della forza (dei militari) è comunque un metodo di contrasto delle conseguenze, non un modo per risolvere le cause del problema.

In questo il sospetto che si possano poi innestare meccanismi di speculazione egoistica ci può stare senza dubbio.

Continuo comunque a pensare che non sia possibile generalizzare e che una parte (credo significativa) delle risorse messe in campo per salvare le persone dal mare sia di provenienza onesta. ma comunque non si può continuare in questo modo, è ancora un modo per limitare le conseguenze, non una soluzione delle cause del problema.

Quindi ?

Non so. Credo che i flussi migratori siano legati alla necessità di ribilanciare risorse e benessere, come l’energia va univocamente dal caldo verso il freddo, è inevitabile che i flussi migratori vadano dai paesi poveri a quelli più ricchi. Contrastarli è come remare contro la seconda legge della termodinamica. Si, puoi coibentare, puoi isolare ma poi è solo una questione di tempo (e di costi) l’energia passerà da una parte all’altra in cerca di un equilibrio.

Credo che dovremmo essere più aperti, informai ed obiettivi sul tema degli immigrati ma anche (molto) più fremi.

Ovvero semplificando (forse troppo) noi viviamo secondo regole e convinzioni che si sono consolidate nel tempo e che condividiamo come accettabili, che ci provengono da chi ha lottato (anche a prezzo della vita) per poterle applicare; regole che abbiamo potuto accettare e condividere anche perché (sempre per maggior merito delle generazioni che ci hanno preceduto) abbiamo raggiunto un certo grado di benessere (anche fisico) ed un certo livello di consapevolezza culturale (che non è costante ed inesauribile, va coltivato e mantenuto. continuamente. altrimenti si perde); chi guarda al nostro modo di vivere come un passo in avanti, come un obiettivo se non può ragionevolmente raggiungerlo a casa propria cerca di venire qui.

Non sto parlando ci chi fugge da guerre, fame, malattie o altre piaghe che mettono a repentaglio la vita (il bene supremo di ogni persona) ma di chi comunque tende ad una vita migliore, quelli che in modo piuttosto cinico e riduttivo chiamiamo “migranti economici”.

Questi credo che in fondo se potessero resterebbero a casa loro, ma non potendo vengono da noi.

Per noi potrebbero essere una risorsa, proprio per risolvere o quanto meno mitigare i problemi che il nostro modo di vivere ha causato e ci sta causando.

Resta il fatto che se in queste regole ed in queste convenzioni vedi una possibilità di miglioramento a quelle regole dovrai uniformarti e solo dopo potrai eventualmente, se ne trovi i limiti, cercare anche di cambiarle per migliorarle.

Voglio dire che a quelle regole devi uniformarti in tutto e per tutto.

Ma come facciamo noi a pretendere da chi proviene da fuori, da culture, convenzioni, educazione, regole differenti, il rispetto delle nostre regole se siamo noi i primi a non rispettarle ?

Ancora una volta, non so…

Dobbiamo essere più aperti ed accoglienti, ma i controlli sono necessari.

Occorre comunicare, insegnare, spiegare, le nostre regole e le nostre convenzioni. Occorre vigilare e controllare che una volta messi a disposizione questi strumenti, chi viene da noi impari, capisca E CONDIVIDA regole e convenzioni, così come le condividiamo noi. Occorre vigilare perché chi non rispetta le regole e le convenzioni condivise reca danno a tutti.

Ma tutti chi? quale è la nostra comunità la nostra identità condivisa?

Se è (e per me non può essere altrimenti) la Comunità Europea, allora è questa la comunità che deve farsi carico di queste responsabilità: comunicazione, istruzione e controllo.

Un primo passo potrebbe essere una guardia di frontiere europea, un corpo si militare ma comune, dove ai confini italiani ci siano anche addetti svedesi e finlandesi e polacchi e spagnoli e viceversa.

Forse un piccolo limitato passo ma potrebbe avere l’effetto di amalgamare le differenze interne alla CE senza tuttavia cancellarne la diversità culturale. Un primo passo verso una politica estera comune? Forse si, ne avremmo bisogno proprio per poi poterci rapportare all’estero con un minimo di credibilità proprio anche verso quei paesi da cui i migranti “economici” vengono.

Sarebbe comunque per noi necessario fare uno scatto di qualità, passare dalla difesa delle identità culturali (come invece sembra voler caparbiamente fare ora tutto il movimento sovranista) con il rischio di esplodere queste in una miriade si staterelli “sovrani” in perenne inutile conflitto tra poveri, ad una difesa delle diversità culturali, comprese quelle dei migranti, come risorsa comune che permetterebbe il mantenimento di queste diversità all’interno di regole certe e comuni.

Occorre però cominciare noi per primi a rispettare le regole che ci siamo dati.

Non so se ho in qualche modo risposto, certamente non ho io le soluzioni ne sono talmente arrogante da pensare di averne, ho solo cercato di esprimere “come la vedo io”.

Certo che alla base di tutto ci deve essere l’ascolto ed il dialogo.

s.c.m.

Greta, i giovani e il clima

Avevo iniziato a scrivere queste righe citando la traduzione di una invettiva di Andrew Bolt (giornalista di Sky News Australia) sulla ipocrisia dei giovani che manifestano.

Prima però ho cercato di verificare la fonte.

Non ci ho dedicato più di mezz’ora (di solito è sufficiente per verificare in internet l’attendibilità di una fonte) ma non ho trovato molto:

In buona sostanza ho trovato moltissimi riferimenti alle sue invettive scettiche sul cambiamento climatico, ma ho faticato a trovare invece a quali fonti scientifiche lui si riferisce.

Ovvero moltissimi citano lui ma lui non cita le sue fonti o per lo meno è difficile risalire alla credibilità delle sue fonti (il che per me equivale ad una scarsa credibilità della fonte)

Non sono riuscito a trovare il discorso originale in inglese (ovvero forse ci sarà ma non è così immediato da trovare), in compenso ho trovato una valanga di riferimenti alla sua invettiva in Italiano (ovvero siccome la ricerca proviene da un PC – il mio – situato in italia, tutti i motori di ricerca da Google a Facebook ti restituiscono prima i risultati italiani) resta comunque il dubbio sul reale significato del ragionamento attribuito ad Andrew Bolt.

Appare anche evidente che nella grande abbondanza di citazioni in italiano delle parole (ovviamente in origine in inglese) originali si trovano moltissime traduzioni differenti a volte anche in maniera sostanziale (anche se comunque tutte utilizzate per evidenziare in modo più o meno veemente l’ipocrisia del movimento F.f.F. e la pretesa inconsistenza sulla teoria del riscaldamento globale e del Climate Change).

Provo a fare ordine:

Climate Change: tema generale di facile esperienza comune (“non ci sono più le stagioni di una volta”), comunque inoppugnabile, tutte le fonti concordano: è in atto un cambiamento climatico. Le differenze di opinione si marcano sulle cause, ovvero se sia da imputare alla attività umana o se invece sia dovuto a cause “naturali” in senso generico. E comunque anche i detrattori faticano a poter sostenere il contrario, in quanto è diffusa la sensazione (anche superficiale) che in effetti il clima stia cambiando è quindi più difficile (e non utile alla causa negazionista) cercare di sostenere ciò che è contro l’evidenza comunemente percepita.

Andiamo avanti.

Global Worming: il riscaldamento globale, questione più controversa dove si innestano opinioni basate su risultati di ricerche scientifiche con pareri scientificamente inconsistenti e qui le cose si “incartano” notevolmente, troppi sono i climatologi improvvisati o i “divulgatori” che offrono comode semplificazioni. Le serie numeriche da quando si è iniziato a registrare le temperature in modo scientifico comunque sono in costante (anche se non lineare) aumento e tant’è , bisognerebbe almeno prenderne atto. Anche qui ovviamente poi si aprono le due possibilità: è l’effetto della attività umana, è la conseguenza di un ciclo naturale (le cui cause a sua volta bisognerebbe però descrivere altrimenti siamo daccapo: se è un fenomeno naturale allora si è già presentato? perché? a cosa è dovuto?), i negazionisti (per semplificare ed intenderci al volo) dovrebbero per lo meno porsi queste domande prima di affermare con certezza assoluta che si tratta di un fenomeno naturale verso il quale le attività umane sono indifferenti ecc…

E veniamo alle discussioni di questi giorni.

Climate Strike e Friday for Future: non ho elementi per capire esattamente cosa sia successo e ancor meno per avere certezze sulla genuinità di Greta, resta il fatto che mi pare indiscutibile il fatto che questa ragazzina giovane abbia effettivamente smosso qualcosa.

A mia modesto parere però un risultato di consenso così vasto (anche mio intendiamoci) non può essere liquidato con le manipolazioni occulte di un potere forte altrettanto occulto che ci vuole spingere … (dove poi ? anche questo è tutto da discutere)

Un movimento ed un consenso così vasto e immediato presuppone anche una vasta e matura sensibilità verso questi temi.

La platea era già pronta e ne i governi ne la mia generazione se ne è accorta.

Ovvero, appunto, abbiamo continuato con le nostre abitudini, supportate da un tenore ed una modalità non più sostenibile (ma molto comodo ed al quale siamo assuefatti) accentuando quindi gli effetti e le conseguenze di queste modalità a livello globale, cioè planetario. Abbiamo perseverato, sostenuto ed esportato un modello che moltiplicato per 9 miliardi di volte non potrà essere a lungo sostenibile per il nostro pianeta.

Non è una novità, che le risorse prima o poi si esauriranno lo si dice da molto tempo. Forse troppo, quindi siccome una gran parte di questi 9 miliardi (quella con gli strumenti economici e culturali per poterlo capire) si è poi resa conto che si le risorse si consumano ma la riserva è abbondante, ne abbiamo alla fine ricavato la sensazione che sia inesauribile. Non è così e dobbiamo farcene una ragione

Non è che se una vecchia casa piena di crepe non è ancora crollata possiamo starcene tranquilli che siccome non è crollata fino ad ora non lo farà mai più. Anzi è vero il contrario più il tempo passa più la catastrofe diventa statisticamente più probabile fino al momento in cui inevitabilmente si verificherà. E’ solo questione di tempo.

Il ponte Morandi a Genova è purtroppo, secondo me, un fulgido esempio di queste dinamiche.

Quindi è necessario prendere coscienza dei rischi ed intervenire finché si è in tempo per evitare la catastrofe.

Naturalmente sapendo che anche nel caso che si operi con serietà e coscienza e che quindi si riesca ad evitare la catastrofe ci sarà sempre che sarà pronto a dimostrare che dal momento che nessuna catastrofe si è concretizzata gli sforzi fatti non erano necessari.

Tutto ciò ha un senso ? Per me no.

Penso che tutti quelli che si prendono la briga in questi giorni di insultare, sbertucciare, screditare e ridicolizzare un ragazza di 16 anni perchè sarebbe manipolata, e con altrettanta solerzia, impegno di tempo e risorse per dimostrare l’ipocrisia dei ragazzi che partecipano in massa alle manifestazioni del movimento in sostegno della salvaguardia del nostro (anche loro) ambiente, penso, dicevo, che stiano semplicemente sbagliando bersaglio.

A chi giova screditare una ragazza di 16 anni ? Solo a dimostrare il proprio cinismo e la propria pretesa conoscenza “profonda” di come va il mondo e di come siano ingenui quelli che seguono Greta.

A che cosa giova bollare migliaia di ragazzi che scendono in piazza come ipocriti ? Risolve forse qualche problema ?

Non mi pare.

E adesso torniamo ad Andrew Bolt fieramente citato da chi cerca in tutti i modi di togliere l’attenzione da chi manifesta per una cosa giusta dimostrando la loro incoerenza ed ipocrisia, argomentando che in fin dei conti questa sarebbe la prima generazione ad aver preteso (?) l’aria condizionata nelle scuole (ma avete presente le scuole italiane ????????????) o ad andare a scuola con qualsiasi mezzo (inquinante ovviamente).

Ma quale generazione ha inventato, prodotto ed esasperato il profitto ricavabile da questi prodotti fino a farli diventare indispensabili ?

Quale è la generazione che ha costruito strade e parcheggi asfaltati per poter utilizzare meglio e più comodamente le automobili, facendole diventare un simbolo ed un paradigma di benessere e addirittura di libertà?

Quale generazione ha prodotto milioni di condizionatori spendendo miliardi in comunicazione per “educare” si da piccoli le generazioni successive al diritto ad avere l’aria fresca senza spiegare che anche quell’aria fresca (moltiplicata per molti milioni o forse per miliardi di volte) alla fine ha un costo energetico enorme ???

E allora di cosa stiamo parlando ? Aprite gli occhi, usate la testa !

Quei poveretti con il telefonino

Qualche giorno fa, uscendo da una buona pasticceria bolognese dove avevo appena perpetrato il mio ultimo peccato di gola, sono rimasto colpito da un ragazzo africano che elemosinava spiccioli per fare colazione intanto che parlava al cellulare.

“Ma come ?” penso “mi dà un gran fastidio parlare con chi porta il telefono all’orecchio e dovrei dare due soldi a lui qui ?”.

Arrivato in studio mentre do una veloce occhiata alle ultime news mi cade l’occhio sull’ultimo tweet (allora) dell’allora ineffabile ministro dell’interno, nonché vice primo ministro, nonché leader (!?) di uno dei più votati partiti italiani che come sempre attacca con veemenza i migranti che (a sentir cui) arrivano da noi con catene d’oro e telefonini che e “prendono il sole” sulle barche delle malefiche ong.

Rilfetto: oltre che da ignoranti è anche da ipocriti, l’oggetto in sé è ormai alla portata di tutti, anche di chi ha meno risorse, anzi è l’ultimo strumento a cui puoi rinunciare se vuoi avere speranze di essere ancora in pista per un lavoro, anche il più umile.

In Tanzania uno smartphone economico (ma comunque funzionale) lo puoi trovare usato per l’equivalente di poche decine di euro, mentre le sim a ricarica partono da un taglio equivalente a nemmeno 3 €uro e con quelli puoi già chiamare e mandare messaggi (il che per altro la dice lunga sui profitti delle compagnie telefoniche). L’accesso allo strumento copre una fascia centrale molto vasta della popolazione. Poi c’è una fascia più alta, quella per la quale il vero lusso è permettersi di non averlo. E infine, all’estremo opposto, c’è la fascia di coloro che proprio non arrivano a racimolare nemmeno i pochi soldi necessari e che probabilmente, comunque, non saprebbero nemmeno come utilizzarlo, sono gli ultimi, i diseredati, gli invisibili e respinti … E quindi certamente nemmeno in grado di intraprendere un viaggio di alcun tipo verso l’Europa … Di questi per altro si preoccupano in ben pochi.

Chi decide di affrontare un viaggio (sapendo benissimo a quali rischi, umiliazioni e fatiche va in contro), lo fa perché ha fatto una semplice valutazione (questa sì reale e non come quelle di Toni Nelli) costi-benefici, e il costo (in termini di rischi, umiliazioni, fatiche e soldi) è certamente inferiore a ciò che perderebbero (negli stessi termini) restando a casa loro. Chi arriva qui seguendo quei percorsi è sufficientemente motivato e “selezionato” (in termini cinici di selezione naturale) da costituire una risorsa più che un pericolo. Anzi, il pericolo, se mai ci fosse, è quello che noi ci si sia talmente ripiegati su noi stessi e sugli agi (che ci sono pervenuti principalmente per meriti delle generazioni che ci hanno preceduto) cui ormai siamo abituati, da non riuscire a vedere e gestire tale risorsa con lungimiranza, giustizia ed equità (che è poi ciò che la maggior parte di queste persone cerca).

Certo che ci sono anche dei delinquenti ma sono pochi e vanno cercati e combattuti, né più né meno di quando si dovrebbe sempre fare per qualsiasi altro delinquente; non perché ha un colore diverso, parla una lingua diversa o viene da un paese diverso.

E come nessuno, dotato di buon senso, butta via un intero raccolto solo perchè c’è qualche pianta infestante, penso che nessuno dovrebbe pensare che a causa di qualche delinquente dobbiamo privarci di una potenziale risorsa. Invece noi usiamo parte delle nostre sempre più scarse risorse proprio per toglierci la possibilità di averne un’altra …

Ma ha senso?

Credo di no, soprattutto se oltre al piano puramente razionale ed utilitaristico vogliamo (e credo sia opportuno visto che non parliamo di piante ma di persone) considerare anche quello umano ed etico.

Siamo e dobbiamo restare umani … con tutto ciò che ne consegue: molti difetti ma anche capacità di correggerli.

49 a 81 … e c’è poco da ridere

Ed ecco che finalmente tutti i leghisti, che hanno “pazientemente sopportato” e compatito quelli (come il sottoscritto) che vorrebbero sapere perché a quel partito è stato concesso di imbertarsi 49 milioncini di solidi pubblici potendoli poi restituire in 80 (!) comode rate annuali, possono ora ribattere con argomenti convincenti.

Infatti ora al conto si aggiunge quello dei debiti contratti dal quotidiano l’Unità che dovrà essere restituito non già da chi l’ha contratto ma dalla presidenza del consiglio (non so per quale perverso meccanismo … del quale non dubito potrebbero ben usufruire tutti gli altri quotidiani, incluso la padania).

Quindi invece di essere incazzati con chi ha sottratto in tutto praticamente 130 milioncini di €uro, riescono ad essere felici e contenti di poter finalmente condividere con altri queste schifezze …

Io invece sono abbastanza stufo, amareggiato, e onestamente indignato per entrambi gli eventi, perché sono il segnale che una parte della nostra politica non ha nulla a che fare con la democrazia ma piuttosto con un parassitismo finalizzato unicamente ad autoalimentarsi.

Ma evidentemente per molti l’importante è, essendo nella cacca fino al collo, poterla tirare comunque addosso ad altri, convinti che questo sia sufficiente per uscire dal pantano in cui evidentemente si sguazza con grande serenità, essendo probabilmente convinti che si tratti di cioccolata …

Complimenti !!! anzi Complimentoni !!!

Magari, visto che c’è chi è così ansioso di tornare a votare, lo faccia pure per chi vuole, è un diritto di tutti, ma almeno lo faccia dando prima una occhiata al CV di coloro cui intendono affidare la loro rappresentanza in parlamento (e no! non si elegge il governo, ma il parlamento, ripassate educazione civica ogni tanto !).

E poi per favore non venite a dirmi che è inutile “tanto sono tutti uguali”, perché allora che cavolo sbraitate di voler tornare a votare: per cosa ? Eh ?

P.S. apprendo ora (ma onestamente non perderò il tempo di andare a verificare, se volete fatelo voi) di quanti soldi pubblici può godere radio padania … ne dobbiamo parlare ?