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Uscire dalle fila del tuo credo

Un’amica scrittrice e pittrice, conosciuta anni addietro per comuni sensibilità fotografiche (mi diede l’opportunità di esporre alcuni miei modesti scatti di architetture), con la quale resto in contatto tramite Facebook ha recentemente citato sul social network questa affermazione: “GLI ITALIANI NON FANNO FIGLI PERCHE NON LI POSSONO MANTENERE. GLI STRANIERI FANNO FIGLI PERCHE LI MANTENGONO GLI ITALIANI” commentando poi con queste sue parole: “Senza parole…. Continuate a minacciare Salvini… queste vignette son prove di come va attualmente in Italia. Forse vi va bene così?!”

La citazione era accompagnata da una sorta di vignetta che rappresentava una culla con un neonato in fasce bianche dalla faccina spaventata circondato da moltissime culle con neonati in fasce nere dal volto coperto da una sorta di burka neonatale.

La forzatura era talmente forte che in un primo momento ho pensato che si trattasse di una sorta di citazione sarcastica. Sapendo però che l’autrice è persona colta ed in grado certamente di gestire le parole anche all’interno dei limiti e delle convenzioni dei social network ho voluto chiedere, commentando a mia volta la sua citazione così: “ma dici sul serio ?”

La risposta mi ha sinceramente lasciato perplesso: “… dico sul serio. Xche ti pare strano?!”

Essendo ormai evidente che la persona con la quale stavo interloquendo era convinta che le cose stessero nei termini sintetizzati dalla citazione e dalla relativa vignetta, al punto da essere convinta che quella vignetta costituisse “una prova di come attualmente va in Italia” argomento il mio dissenso.

Ora a prescindere dal fatto per me evidente che se sono stranieri e fanno figli non li manteniamo certo noi in quanto stranieri, mentre se qualcuno percepisce sostegni dallo stato italiano (ovvero da noi attraverso le tasse che “tutti” paghiamo) allora potranno anche essere nati altrove o figli di cittadini nati altrove ma sono comunque italiani come noi.

Da qui traggo alcune riflessioni:

  1. forse si continua a fare confusione tra italiani e stranieri, definendo come stranieri anche i cittadini italiani che in qualche modo differiscono da un comune medio denominatore di italiano bianco, cattolico (anche non praticante ma comunque di formazione educativa cattolica) e di famiglia di origine italiana (e anche qui non è poi ben chiaro quante generazioni occorre regredire per definire “di origine”);
  2. lo “straniero” è genericamente e semplicisticamente comunemente accostato al musulmano e/o nero;
  3. ancora il punto di confusione è la fede in salvini, onestamente mi risulta difficile (o forse no) capire cosa centri salvini con il fatto che gli italiani non facciano più figli.
  4. il problema demografico italiano è complesso e forse prossimo al punto di non ritorno: siamo un paese anziano che dovrebbe fare più figli per avere più giovani. Ovvero una tendenza sempre più difficile da invertire proprio in termini anagrafici, visto che chi sostiene la necessità di fare più figli sempre più spesso è proprio colui che (magari proprio dopo avere scelto di non avere più figli in età ancora fertile) si trova ora anagraficamente oltre la finestra di fertilità (che per il Min. della Salute si esaurisce verso i 50).
  5. resta sempre da approfondire la differenze tra l’idea di “fare” figli e quella di “avere” figli, che poi in origine ha a che fare con le motivazioni legate alla maternità ed alla paternità.

Il discorso come sempre è molto più complesso di come si vorrebbe schematizzare, spesso per opportunità di parte. 

Quindi per tornare all’origine di queste riflessioni la risposta che ottengo dopo le mie argomentazioni è la seguente: “Se sei contro Salvini, niente ti va bene di quel che fa. A me piace e lo seguo con stima. Non volevo che tu rompessi le fila del tuo credo.”

E qui sta un altro problemino non da poco: il contrasto tra la semplificazione di un”credo” data in pasto all’ignoranza contro il pensiero critico, documentato ed autonomo.

La semplificazione è spesso facile per chi ha mezzi culturali e comunicativi adeguati ed altrettanto facilmente assimilabile senza alcuno sforzo da chi non ha mezzi di analisi adeguati (vedi ultimi risultati delle prove Invalsi) o semplicemente non vuole usare nemmeno i pochi strumenti che avrebbe a disposizione (di base un cervello pensante lo abbiamo tutti) per pigrizia o per opportunismo.

Il pensiero critico, documentato ed autonomo richiede sforzo intellettivo, capacità di mettersi in discussione, e tempo, una risorsa che nella nostra vita quotidiana costellata da scadenze, responsabilità, sovrastimolazione mediatica e social media diventa sempre più rara e difficile da gestire.

Sono proprio queste le cose che più mi preoccupano della attuale politica non solo in italia:

  • eccessiva semplificazione della realtà fatta ad esclusivo vantaggio della propaganda politica di parte;
  • inaridimento del sentimento politico di un elettorato che in quota sempre maggiore appare arrendersi supinamente all’illusione di risolvere magicamente un innegabile peggioramento delle aspettative future delegando le chiavi del proprio pensiero e della propria volontà (ed infine interesse) all’uomo forte di turno, con tutti i rischi di chi si abbandona passivamente ad un “credo”.

Lo specchio del livello medio culturale di una quota sempre più vasta degli italiani e quindi degli elettori è proprio il governo attuale nelle sue due anime apparentemente solo contrapposte:

  • da una parte l’incapacità propositiva e la superficialità di un’anima nata sull’onda di una protesta generica ma senza alcuna proposta concreta e radicata su una visione forte di governo. Un conto è dire (anche a buon diritto) NO! così non va, bisogna cambiare; e un conto è avere la cultura, le conoscenze, le competenze e anche la creatività per fare proposte concrete e credibili.
  • dall’altra parte lo sfruttamento di un malessere sia vero che presunto convogliandolo verso facili bersagli esterni spesso definiti ad arte. Una volta è l’Europa, una volta sono gli immigranti e così via ingigantendo problemi innegabilmente esistenti ma assai differenti dai problemi reali.

Da qui in poi il discorso è ampio e difficile ma occorre che ciascuno se ne faccia carico, con un proprio pensiero, facendo la fatica di documentarsi attivamente evitando di cadere nelle tentazioni di facili “credo”.

S.C.M.