Contraddizioni

Non credo che coloro che sostengono la politica del “1 vale 1” possano essere in buona fede sostenendo una così evidente contraddizione.

Non ci credo perché se ti presenti come paladino della meritocrazia, non puoi contemporaneamente sostenere la logica della indifferenziazione dei meriti e dei valori.

Meritocrazia per me è: 1 vale esattamente quanto dimostra di meritare.

Proporre la logica egualitaria del 1 vale 1 a tutti i livelli, in particolare in politica, non è meritocrazia e forse in fin dei conti neppure democrazia.

1 vale 1 non è un obiettivo da raggiungere, nella nostra imperfetta e zoppicante democrazia, 1 vale 1 esiste già: quando si partecipa alle elezioni, il mio voto vale tanto quanto quello di qualunque altro cittadino.

1 vale 1 uno quando esercito il mio diritto/dovere di voto.

Poi si potrà discutere della rinuncia al diritto/dovere di voto che a mio avviso non può essere una rinuncia passiva (pena la perdita di qualsiasi possibilità di replica) ma deve essere concretamente motivata ed attivata da altre forme di protesta democratica.

Per tornare alla logica del 1 vale 1, questa secondo me non può essere estesa alla responsabilità di governo. Chi viene delegato al governo non è più soltanto una persona che vale 1 ma ha una precisa responsabilità che gli è stata delegata da tutti gli 1 che lo hanno eletto, e sempre nel nostro imperfetto sistema democratico, si ritrova anche la responsabilità di rappresentare assieme agli 1 che lo hanno eletto anche tutti gli 1 che avrebbero preferito altri. Chi è al governo (ciascuno per la propria carica) non vale più 1 ma molto di più.

Sono fermamente convinto che, verso il basso, ogni singola persona abbia il medesimo valore e che questo significa che certamente ciasc1 deve avere pari diritti e contemporaneamente anche ed immancabilmente ciasc1 ha pari doveri.

Se quindi chi viene eletto al governo rappresenta il valore dei diritti di ciascuno, anche i doveri non sono più solo quelli della singola persona.

Al governo l’ignoranza, la superficialità, l’opportunismo e l’interesse di parte non possono valere tanto quanto la competenza, la serietà, e l’onestà.

Chi viene eletto non vale più 1 ma inevitabilmente molto di più e di questo deve essere in grado di rendersene conto e non deve trarne profitto per sé stesso in quanto singolarità ma semmai per tutta la comunità che è stato chiamato a rappresentare.

Ignoranza ed incompetenza non possono restare al governo.

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