Archivi del mese: Dicembre 2018

Emozioni, incontenibili

Nel momento in cui vedo le foto che mi manda Marco dalla Tanzania, dove con la nostra associazione di volontariato stiamo realizzando assieme alla Diocesi di Iringa in impegnativo progetto per dare accesso all’energia alle persone ed alle famiglie che vivono sulle montagne dell’altopiano di Iringa e che testimoniano le prime fasi del montaggio della turbina, il cuore del nostro Progetto idroelettrico integrato; quasi all’improvviso ed in modo inaspettato vengo colto dall’emozione. Una emozione forte che vuole uscire e devo in qualche modo comunicare, condividere; è l’emozione di un ricordo che sale dal profondo, dal cuore: è il ricordo di mio padre, il ricordo di Gianfranco, di quanto si era dedicato a questo progetto negli ultimi anni della sua vita, quanto ne sentisse (ora lo comprendo appieno) la responsabilità e l’impegno.

Impegno nel quale, come sempre, si era dedicato con tutto se stesso, nonostante l’età e la fatica, nel ricordo del suo amico fraterno Edgardo, che proprio lui aveva indicato alla guida di Solidarietà per completare il suo visionario progetto, con lo scopo di dare a chi ne era privo, le medesime opportunità di sviluppo e di miglioramento della propria condizione di vita, che tutte le persone dovrebbero avere in qualsiasi parte del mondo.

Monari aveva iniziato il suo impegno in Tanzania, mosso da una fede profonda radicata ed incontenibile, per un legame di amicizia e di solidarietà con gli amici che avevano condiviso lo slancio fraterno verso le famiglie colpite dal terremoto del Friuli.
Amici, alcuni dei quali religiosi, che successivamente si erano dati missionari in Tanzania a seguito del gemellaggio tra la Diocesi di Bologna e quella di Iringa.
Amici che arrivati in Tanzania, sulle montagne dell’altopiano di Iringa con la responsabilità di allestire dal nulla una comunità, un dispensario ed un minimo di assistenza non solo religiosa, ma umanamente anche sociale e medica, con risorse scarsissime in un luogo dove non era disponibile nulla se non una natura fertile e generosa.
Erano e sono tuttora, montagne bellissime (per chi come lui amava la montagna) ma dove Edgardo, quando cogliendo la richiesta di aiuto dei suoi amici vi si recò le prime volte, restò profondamente colpito, lui medico, professore universitario e attento pediatra, dalla mancanza dei minimi presidi sanitari per far fronte alle più elementari esigenze mediche e sanitarie delle persone e soprattutto dei bambini che numerose popolano quell’altopiano.
Di qui il suo impegno crescente ed il coinvolgimento improntato alla totale gratuità e donazione di tutto se stesso per aiutare i suoi amici e le persone che diventarono anch’esse suoi “rafiki”, amici in lingua Kiswahili; una vita dedicata all’Africa ed in particolare a quelle montagne della Tanzania, coinvolgendo a sua volta gli amici più vicini e quindi anche Gianfranco e Annamaria, i miei genitori.
Ed è a loro e quindi anche al Professor Edgardo Monari che devo la mia educazione alla Solidarietà, alla Cooperazione, senza frontiere, esperienza della condivisione e tutte le opportunità di crescita e di conoscenza che ne sono venute per me e anche per la mia famiglia.

Porto profondamente impressi con affetto ed emozione, i ricordi degli anni passati a fianco di mio papà quando, dopo aver declinato ogni precedente offerta dell’amico Edgardo di seguirlo in Tanzania, si trovò ad esaudire questo desiderio per vincolo di amicizia, dopo la scomparsa dell’amico e la perdita dell’amata Annamaria, iniziando così la sua “avventura” africana che animò di speranze, entusiasmi ed anche delusioni cocenti gli ultimi anni della sua vita.

Sono proprio queste che vedo ora, le immagini che avrei voluto poter guardare assieme a papà.
So che da dove è ora le vede comunque, ma sono io che avrei voluto poterlo guardare ancora una volta negli occhi, e vedere ancora il suo sguardo, e sentire ancora la sua voce, e condividere la sua gioia e la commozione che sicuramente lo avrebbe colto come ora coglie me nello scrivere queste parole; avrei voluto poter vedere come ne avrebbe parlato, certamente con l’entusiasmo di un bambino, ai suoi nipoti.

Io che ho fatto ben poco, se non cogliere le occasioni che mi sono state offerte, grazie ad Edgardo ed ai miei genitori che hanno avuto fiducia in lui e trasmesso a me il loro entusiasmo; ho avuto la possibilità, il piacere, l’onore, oltre che l’orgoglio, di poter partecipare a questa “avventura” di vita.
Ho potuto accompagnare il Prof. Monari, molti anni fa, prima in Friuli assieme a mio papà e mia mamma per aiutarli a costruire le casette in legno per le famiglie che avevano perso ogni cosa nel terremoto; poi ho potuto aiutare come potevo, da studente, Edgardo e mio babbo nello sviluppo dei progetti in Tanzania e proprio grazie a loro ho avuto nel 1984, la possibilità di fare la mia prima esperienza in Tanzania, accompagnato dal professor Monari, assieme ad alcuni amici per fare i rilievi topografici per il primo progetto idroelettrico di Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere, che ha portato alla realizzazione dell’impianto che tuttora alimenta la missione e l’ospedale di Usokami; e infine il più recente coinvolgimento nella realizzazione del Progetto idroelettrico integrato a Madege, immaginato dalla visionaria lungimiranza del Professor Monari assieme ai Padri della Consolata e al Vescovo della Diocesi di Iringa.

Queste foto, che non ho scattato io ma che sento comunque in parte mie, sono dedicate a loro: a Edgardo, a Gianfranco ed anche ad Annamaria, amica, compagna, moglie e madre, che li ha sempre sostenuti anche nei momenti più difficili della loro amicizia:
continuate ad indicarci la strada, cercherò di seguirla come meglio posso.

Grazie !

Stefano

Non è rancore e nemmeno rabbia

Per ora almeno. Certamente è dissenso ! Forte e convinto, non cieco.

Cala il pil, cresce la disoccupazione … non precisamente buone notizie.

A meno degli effetti di un rallentamento generale che va ben oltre i confini nostrani, noi in Italia continuiamo ad essere un passo indietro. Quindi per me casi sono due:

a) è colpa dei governi precedenti; allora significa che questo governo fino ad ora (e ormai è già insediato da un po’) è stato inefficace / ininfluente;

b) il governo attuale è una inefficace ed ininfluente banda di incompetenti, cialtroni superficiali, quando non in malafede.

Il trionfo del l’ignoranza arrogante.

Questa è una mia opinione, ovviamente, ma se un esponente di questo governo può serenamente ricorrere ai “lei non sa chi sono io !” oppure ai “io sono stato eletto” (sottintendendo che in forza di ciò può dire qualsiasi stupidaggine e pretendere che sia legge), potrò ben io continuare a sostenere pubblicamente di non sentirmi minimamente rappresentato da questi signori, anzi di essere in totale disaccordo con loro nel merito e nel metodo delle loro azioni (?) di governo ?

Si certo che posso, anzi, devo.

Continuo a non sentir parlare seriamente e concretamente di istruzione e di educazione (se non per ridicole quanto dannose campagne di disinformazione scientifica), di ambiente (se non per una cacofonia contraddittoria di frasi fatte su termovalorizzatori e terra dei fuochi), di cultura e di valorizzazione, questa si, del nostro patrimonio culturale. E come lo si potrebbe pretendere da cime quali la sig.ra Castelli e il sig. Toni Nelli da un lato e da aspiranti “ducetti” in malafede che proprio sulla ignoranza e sul timore della conoscenza hanno fondato il loro potere politico attuale.

Io non ci sto, e per cortesia amici (e non), non venitemi a dire che allora io preferivo i governi precedenti ! Perchè se allora friggevamo in padella, non significa affatto che mi piaccia ora essere tra le braci. Ormai anche il tempo di “rodaggio” (ammesso che ce lo si fosse mai potuto permettere) è terminato; quindi per favore non chiedetemi nemmeno di dare loro il tempo di lavorare … Perché poi, lavorano ?

Il tempo stringe e a me invece sembra che costoro non stiano facendo nulla di costruttivo, se non dilungarsi in un eterno litigio senza avere la minima cognizione e coscienza di ciò che sia la responsabilità del governo di una Nazione.

Si stanno sdoganando odio, rancore, ignoranza, superficialità e arroganza, quasi fossero valori positivi; si sta, questo si,  facendo di tutto per attizzare le braci in cui questi “eletti” ci stanno gettando.

Quindi no, non mi pare che ci sia nulla da concedere e ancor meno nulla di cui essere soddisfatti od orgogliosi.

Sono disposto a discutere, argomentare, e dialogare per cercare di capire ciò che forse è dovuto a un mio limite, ma ragionando di fatti e discutendo di idee con rispetto e cognizione.

Pretendere che si debba condividere ciò che per me è sciocco e stupido solo perché chi lo chiede è stato eletto (non da me per altro) o perché lo dicono i politicanti di turno (ora come allora), oppure pretendere che si stia zitti aspettando di vedere quello che succederà (rendendosi così complici al pari dei sostenitori) è decisamente scorretto, e secondo me solo un passo prima del pretenderlo con la forza.

Quindi inaccettabile.

Ciò di cui veramente, secondo me, dovremmo avere timore e quindi cercare di arginare con i mezzi che ciascuno ha, è la pigrizia intellettuale di accontentarsi degli slogan, fermandosi comodamente alla superficie dei problemi, la mancanza di curiosità sincera, l’ottusità di appiattirsi su idee altrui facendole proprie in modo acritico solo perché nell’immediato ci pare costino meno fatica, l’arroganza di chi avendo una conoscenza maggiore usa questo divario per alimentare il proprio potere anziché utilizzarla per condividerla a vantaggio proprio e di tutti (visto che è stato chiamato a responsabilità di governo).

S.C.M.