E SE TUTTI SCRIVESSIMO UN MESSAGGIO ALLA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA ?

Torno sullo scambio di messaggi avuto con la Presidente della Commissione Europea, Sig.ra Ursula Von Der Leyen, perché il commento ricevuto su Facebook dall’amico Piero Mezzetti a proposito di questa iniziativa, mi ha suggerito una idea:

Perché ciascuno di noi, nei modi che ritiene più opportuni, non si prende qualche minuto per fare la stessa cosa: scrivere un breve messaggio a Ursula VON Der Leyen, nella sua veste di Presidente della Commissione Europea ?

In fin dei conti non ci vuole molto, bastano pochi minuti per esprimere i propri suggerimenti o sentimenti in merito alla nostra comunità più ampia.

Chi ritiene che ci sia bisogno di più Europa, più unita, più solidale, anche più forte ed attrezzata per resistere agli scossoni ed alle tempeste provocate in questo caso dalla pandemia ma poi per essere più incisivi sul piano internazionale, può esprimere il proprio apprezzamento, critica, sprone, vicinanza o dissenso, direttamente alla persona che in questo momento è nella stanza dei bottoni.

Ma anche coloro che sono critici nei confronti di questa istituzione potrebbero utilmente esprimere le proprie ragioni.

L’importante è mantenere l’educazione e la serietà che sono sempre e comunque richieste scambiando idee con altre persone.
Sempre.
Altrimenti si resta inefficacemente maleducati e si perde qualsiasi possibilità di considerazione.

Due sono le ragioni per le quali questa mi pare una buona idea:

  1. per avere un cenno di “esistenza in vita”, di presenza di quella che altrimenti è sempre percepita come una istituzione lontana ed irraggiungibile;
  2. se saremo in molti sarà per l’istituzione un segno di vicinanza nostra nei suoi confronti, sapranno che ci siamo, più di prima, e che siamo attenti !

Certo, non mi illudo che legga ed eventualmente risponda direttamente lei in persona, ci sarà uno staff per questo, ma a firma è la sua, quindi la faccia è la sua e lo staff comunque deve riferire; e se magari per un singolo cittadino può rispondere in autonomia se saremo in molti forse riusciremo ad arrivare direttamente alla attenzione della Presidente in persona.

Senza bisogno di fare un gruppo identificabile ma per il solo fatto di essere cittadini europei italiani.

Senza illusioni di essere incisivi ma al solo scopo di far sapere che la gente, i cittadini Italiani Europei, noi, ci siamo.

Non è difficile trovare l’indirizzo di posta elettronica diretto della Presidente la sintassi è quella istituzionale della Commissione Europea e la ricerca dell’indirizzo può anche diventare l’occasione per andare a spulciare sia il sito della Commissione che quello più generale della Comunità Europea.

Proviamoci ! 

Se poi ne avete voglia e mi date il riscontro dei vostri tentativi potrei pubblicarli sul mio blog (nessuno scopo secondario, tanto per ora siamo due o tre a leggerlo) ma così ne resterebbe una traccia comune …

S.C.M.

Ho scritto alla Presidente

In questi giorni di tempo sospeso si trova il tempo anche per fare cose forse anche sciocche e probabilmente inutili.
Ho scritto alla Presidente della Commissione Europea … quello che un tempo era un messaggio in un bottiglia.
Quindi la cosa più probabile è che vada perso nelle onde, o che resti impigliato ed ignorato in qualche rete.

Pensavo che a quel messaggio, mandato ad un indirizzo e-mail che solamente presumevo essere quello diretto della signora Ursula Von Der Leyen, non avrebbe avuto nemmeno un seguito automatico, anzi sinceramente pensavo che mi sarebbe tornato dalla rete un messaggio di errore del tipo “indirizzo sconosciuto”.

Invece, mi è arrivata una risposta. Ho ricevuto un segnale di presenza.

Più sotto potete, se volete, leggere il breve scambio, ma la cosa che mi premeva fare in realtà non era certamente intavolare un discorso sul futuro politico della Comunità Europea, per il quale non sono evidentemente attrezzato, e nemmeno spiegare cosa secondo me la Commissione dovrebbe fare, questa al massimo sono chiacchiere da bar (una volta, adesso sono comunque chiacchiere ma da social); il motivo del messaggio era cercare non dico una prova, ma una traccia di esistenza in vita delle istituzioni Europee.

Ebbene la risposta è arrivata, ed è stata tale per cui (nonostante sia arrivata il 1° di aprile !), sono ragionevolmente certo che sia stata scritta da una persona umana e non da una A.I. e per dirla tutta credo che la possibilità (per quanto remota) che sia stata scritta proprio alla Presidente in persona esiste. Anche se molto più probabilmente la corrispondenza non importante o istituzionale sarà gestita da uno staff di assistenti, nondimeno il nome in calce alla risposta è proprio il suo, e quindi al di là di chi abbia fisicamente scritto la risposta, la faccia ce l’ha messa proprio lei.

Come dicevo il contenuto del mio messaggio non è particolarmente significativo, incisivo o sconvolgente, al contrario probabilmente piuttosto banale, anche se in effetti rispecchia il mio sentimento verso l’idea di Europa che secondo me dovrebbe essere perseguita dalle istituzioni europee.

Bene, di seguito riporto lo scambio tra il sottoscritto e la Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen. Mi piacerebbe leggere anche qualche vostro commento.

Oggetto: More Europe is needed 
Da: s.manservisi
A: Mrs President U. Von Der Leyen 
Data: 29 marzo 2020 13:01

Good Morning Mrs. President,
I write to you to let you know the feeling tasted by some Italian people about EC in these days of difficulty and tragedy for many families. 

A feeling of frustration and disappointment about what we see as a lack of solidarity and cooperation between the different countries, lack of community in a real sense of mutual help. 

We know there are many legal and burocratic obstacles and rules the EC where subjected. But this is the time to show if we as European are able to be a real community. 

Please Mrs. President do as much as you can for the Community … non only for us (as Italian) but for all European people, and not only in the economic and financial way ! 

People in Europe NEED NOW to know the EC are close to them otherwise we will loos not only the “war” against the virus, bat the challenge to be Europe. 

Best regard

Stefano Manservisi 
(European citizen, proudly born and living in Italy ) 

Oggetto: RE: More Europe is needed
Da: Mrs President U. Von Der Leyen
A: s.manservisi
Data: 1 aprile 2020 18:51

Dear Stefano, thank you for sharing your thoughts and – yes, you are right with your observations. I know the situation is very difficult in Italy, Spain and increasingly so in many other European countries. It is very difficult in the hospitals where doctors and nurses are heroically striving to save people. And it is difficult in the economy where workers and companies, especially SMEs, are in difficulties. 

But in the face of this virus, we have also seen the best of humanity. We have seen solidarity go viral in Europe in support of the doctors, nurses and care workers who are our modern day heroes. We have seen others become frontline workers overnight – from supermarket cashiers to street cleaners. They have stepped up for the rest of us.
And we have seen simple gestures like clapping on doorsteps or shopping for elderly neighbours. We have seen restaurants deliver food to exhausted medical staff, designer labels make hospital gowns and car makers turn into ventilator producers. 

But we also have to support our economy and the people working in it. We will come up tomorrow with a new instrument especially for Italy and Spain and the labor market.
This crisis shows us that we need more Europe not less. We need to be able to deploy common tools to face this global crisis that impact us all. No Member State can face this threat alone. We need to work together to get over it. We need to help each other. But I am aware that more visible proof of this solidarity is needed. 

On the European Level we have to stay strong, face the criticism and keep on bridging the differences between member states, find solutions and fight for the common cause. It is good to know you at our side. 

All the best 

Ursula VON DER LEYEN President 

European Commission
BERL 13/057
B-1049 Brussels/Belgium 

Oggetto: Re: More Europe is needed
Da: s.manservisi 
A: Mrs President U. Von Der Leyen
Data: 2 aprile 2020 20:27

Dear Mrs. President,
I appreciate and thank you very much for the time you dedicated to answer me.

I read about the new instrument to support EC countries and workers and I thing it is a good start. 

I believe that Europe, together, will start again as soon as the health will be restored and I hope we will all treasure what has happened. 

I wish you good job and please take care of your health. 

Best regard

Stefano Manservisi 
(European citizen …)

Oggetto: RE: More Europe is needed
Da: Mrs President U. Von Der Leyen
 A: s.manservisi
Data: 2 aprile 2020 21:30

hank you and stay healthy!

Ursula VON DER LEYEN President

European Commission
BERL 13/057
B-1049 Brussels/Belgium

Coronavirus, complotti, laboratori misteriosi, fake news, etc …

Bene visto che un po’ di tempo l’abbiamo oggi ne metto in poco per avventurarmi lungo un pendio ripido e scivoloso, ma affascinante:

fake news, fact checking, coronavirus e complotti.

Durissima ma divertente e stimolante.

Premesse (se non avete tempo per una piccola divagazione autobiografica passate pure oltre):

  1. sono un architetto e quindi i miei studi e la mia formazione (istituzionale) sono stati quelli che a ciò mi hanno portato, ho sempre però nutrito interesse per le scienze naturali e per la fisica, (questo non fa di me uno scienziato, ma so esattamente cosa si intende per “metodo scientifico”).
  2. Nella mia curiosa esperienza formativa e professionale mi sono trovato a dovermi confrontare proprio con il metodo scientifico, dovendolo applicare con rigore nelle mia recente (ormai pluriennale comunque) attività di forensic fire analysis che in sintesi ha lo scopo di ricostruire origine e causa di un incendio.sono un architetto e quindi i miei studi e la mia formazione (istituzionale) sono stati quelli che a ciò mi hanno portato, ho sempre però nutrito interesse per le scienze naturali e per la fisica, (questo non fa di me uno scienziato, ma so esattamente cosa si intende per “metodo scientifico”).
  3. Uno dei ricordi più forti del passaggio dall’infanzia alla adolescenza è stato il momento in cui mi sono reso conto che uno dei temi che più mi affascinava in quel periodo della mia vita erano bugie. Le bugie possono essere di molti tipi, dette per diversi motivi, e persino essere in buona fede, ma bugie restano: distorsioni della realtà. In quel periodo della mia vita ero affascinato dalla fantascienza, ho letto tutti i libri di Isaac Asimov (quasi tutti), ho visto quanti più film di fantascienza possibile (dal primo “guerre stellari” alle retrospettive dei “B” movies tipo “Il giorno dei trifidi”, “L’invasione degli ultracorpi” e la serie del Dr. Qatermass. Naturalmente mi sono letto tutto ciò che si poteva leggere anche sugli U.F.O. compresi tutti i libri di Peter Colosimo. Per fortuna mia mamma, insegnante di matematica e scienze laureata in Scienze Naturali, accortasi di questa mia “deriva” ha iniziato a suggerirmi libri più scientifici e partendo proprio da Isaac Asimov, mi ha avviato a letture più scientifiche come “Il libro di fisica” e altri libri (certamente divulgativi e alla portata della testa di un sedicenne ma evidentemente scelti abbastanza bene da riuscire ad entusiasmarmi nella lettura). Ricordo ancora con chiarezza il momento in cui dopo, avere letto come si è formato l’universo, quali meccanismi lo regolano, come funziona le teoria della relatività, come è stata scoperta l’energia atomica, sono andato a rileggermi uno dei saggi più gettonati (allora) di Peter Colosimo e mi sono accorto di quante cose non potevano tornare. Quando da bambino ho scoperto che le letterine che allora si scrivevano a Gesù Bambino, in realtà non uscivano nemmeno di casa, sono rimasto un po’ deluso (ma anche contento di sapere che tutti i bei regali che avevo ricevuto alla fine mi erano stati regalati dai miei genitori e dai nonni), ma quando mi sono reso conto di quante bugie venivano raccontate sugli UFO e di quanto immenso e affascinante e comunque pieno di misteri fosse l’universo reale mi sono sentito adulto. Tutto questo per spiegare che il motivo per cui non credo ai complottismi come non credo che la terra sia piatta e non credo che gli Stati Uniti abbiano un alieno surgelato in qualche laboratorio nascosto. E’ di gran lunga più facile che a qualche matto scappi di far saltare in aria una bomba atomica.

Bene. fatta questa lunga premessa autobiografica della quale potrebbe non importarvi nulla, veniamo al punto:

La speranza che una volta superata l’emergenza Coronavirus, il nostro possa diventare un paese migliore, si abbassa di molto secondo me se il “leader” della opposizione twitta (non avendo evidentemente nulla di meglio da fare) per informare i suoi adepti che il suo partito farà una interrogazione parlamentare (!!!) per chiedere al governo spiegazioni a proposito di un documento della RAI trasmesso dal TG Leonardo a proposito di un esperimento condotto nel 2015 per tentare di modificare un virus modificandone l’RNA.

Ma un minimo di verifica? Prima di far perdere tempo in parlamento ad un governo che mi pare si possa dire, in questo momento abbia cose piuttosto urgenti da gestire.

Un minimo di serietà e di responsabilità da parte di persone che dovrebbero avere la consapevolezza di essere di riferimento per una notevole (e qui mi dispiaccio) parte della popolazione italiana, dovrebbe essere dovuta. Invece no.

Siccome qualche pirla, in malafede come lui, ha pensato bene che in un momento come questo, un po’ di casino ci voleva ed ha quindi pensato di pubblicare sui sòccialmedia un servizio giornalistico televisivo che solo in apparenza ha attinenze con la situazione attuale, e lo fa gridando “al complotto !!! … al complotto !!! Condividete !!! Diffondete subito !!! senza perdere tempo per approfondire mi raccomando perché lo toglieranno subito !!! … è tutto vero !!! …” e via così, bene, al felpato non è parso vero di recuperare un po’ di “like” in più gonfiando il petto e a testa alta gridare che sarà portata avanti una coraggiosissima (?!) interrogazione parlamentare… 

Purtroppo ho visto anche diverse persone che sono cascate nel trabocchetto ed hanno fatto altrettanto : pochi (nessuno!) si sono presi la briga di approfondire e verificare la notizia, ma si sono lasciati portare dal consolatorio vittimismo del complotto di laboratorio degli scienziati al soldo dei poteri forti, che è esattamente ciò cui ambiscono coloro che avvelenano internet per un profitto personale: molti, moltissimi click in più che danno loro nel migliore dei casi un po’ di notorietà di cui bullarsi e nel peggiore un sacco di soldi.

Eppure per verificare la reale entità di questa notizia (che per altro in questo caso è vera ! ma è l’utilizzo che se ne fa che è fuorviante e strumentale), non ci vuole nemmeno un grande sforzo perché in molti avevano già fatto e divulgato tutti i chiarimenti del caso e basta prendere quello di cui ti fidi di più e andare a verificarne le fonti …

Occorre però metterci un po’ di tempo e anche un po’ di cervello e capacità critica autonoma … insomma un minimo di sbattimento (o anche solo di curiosità !)

Una per molte : Open online di Mentana, sezione “fact checking” … e se non vi fidate di Mentana perché ritenete che anche lui si sia venduto ai poteri forti … fate lo sforzo di verificare da qualcuno di vostra fiducia, però deve essere sufficientemente onesto e serio da documentare tutto con nomi e date delle fonti, poi di verificatele !

Non dico che sia necessario comprendere il significato profondo di un articolo scientifico pubblicato su una accreditata pubblicazione scientifica, ma se in effetti l’articolo del tale ricercatore che da conto della tale ricerca esiste è assai probabile che la notizia sia vera, perché in questi casi è proprio ciò che le riviste scientifiche (ACCREDITATE) fanno: la verifica degli articoli che pubblicano. E siccome tutti possono sbagliare, le pubblicazioni serie ritirano ciò che eventualmente potrebbe essere sfuggito al primo vaglio.

Quindi, in questo caso, siccome esistono fonti accreditate che hanno analizzato e verificato che NON esiste nessun legame tra l’esperimento di laboratorio citato nel servizio televisivo del TG Leonardo (che tra l’altro secondo me resta uno dei programmi televisivi più interessanti per una informazione veloce ma attendibile) e l’attuale SARS-CoV2 (e magari andatevi anche a studiare cosa significa SARS-CoV2).

Mi fido se scienziati (magari antipatici) di fama comprovata (che significa che se anche hanno detto sciocchezze lo hanno poi riconosciuto) e citate riviste anche di divulgazione mi dicono che di questo virus che in tanti stanno studiando da tutti i punti di vista possibili non reca tracce di manipolazioni in laboratorio.

Poi per carità tutto è possibile ovviamente ma perché dovrei credere ad una complessa macchinazione complottistica se la soluzione che si propone come naturale è assai più semplice ?

Per documentarsi un poco giusto per iniziare:

https://www.open.online/2020/03/25/coronavirus-come-sono-nate-le-teorie-di-complotto-e-perche-sono-infondate/

https://www.open.online/2020/03/25/il-video-di-tgr-leonardo-del-2015-e-il-coronavirus-ingegnerizzato-in-laboratorio-non-e-il-sars-cov-2/

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2001316

https://www.lastampa.it/cronaca/2020/03/25/news/il-coronavirus-non-nasce-in-un-laboratorio-cinese-ecco-perche-quella-di-salvini-e-una-bufala-1.38637455?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter&fbclid=IwAR1jAKaeLcQ6x3jKNlBny3xXe9IKUOZUAR8vVp9GUhQZx2QARtK4m-aT_hA&refresh_ce

Infine una nota per completezza: non ho dato per scontato che il noto leader della opposizione abbia effettivamente scritto quello che ho detto all’inizio ma sono andato a vedermi i suoi tweet e ho verificato che, si lo ha fatto, e mi sono salvato la schermata (così a futura memoria)

Nulla è mai gratuito, anche io ci ho messo una mezza mattina a scrivere ste due cavolate ma credo che sarebbe utile che tutti ci sforzassimo di essere un poco più seri.

Ah!, Buon giorno …

Pensieri da “clausura”

L’amico Stefano Ferrari, che ringrazio per essere sempre di stimolo, ha voluto condividere con me alcune sue riflessioni fatte in questo “tempo sospeso”.

Con Stefano abbiamo spesso scambi di opinioni non sempre allineate, e questo come ho detto è davvero di grande stimolo e di più, in questo momento anche di aiuto per cercare di non mandare i pensieri in “fuori giri”.

Quindi nell’illusione che anche qualche altro amico ci legga condivido con tutti le mie “repliche” che ovviamente non pretendono di essere autorevoli riferimenti ma solo un altro spunto per una discussione che magari potrebbe attivarsi nei commenti di seguito a questo articolo.

Incollo la copia del messaggio di Stefano e inserisco i miei pensieri dopo.

Pensieri da covid 19 (di Stefano Ferrari)

Questo virus ha avvicinato il pettine ai nodi, e sono tanti, una evidente inadeguatezza della politica italiana che è stata eletta con sistemi tutt’altro che meritori, una ancor più evidente inadeguatezza del sistema scolastico che sforna a ritmi forsennati laureati che sono essenzialmente degli umanoidi con qualche competenza, una drammatica inadeguatezza del sistema produttivo che ha affidato la guida ai figli dei vari cumenda che molto spesso conoscono meglio il valore di un aperitivo a Ibiza  piuttosto che il valore di un bene che producono.

L’Italia dei furbi, che se anni fa veniva stigmatizzata adesso viene adorata.

Ma il pettine si incaglia sul sistema finanziario, chi legge anche distrattamente le cronache di finanza sa che ormai da un decennio tutte le banche mondiali stampano soldi da destinare solo ed esclusivamente alla finanza, alla economia reale, a volte, arriva qualche briciola, bene, il risultato? tutti più poveri e pochissimi ricchissimi, capacità di movimento della politica pari a quasi zero, e folle di pecoroni plaudenti in occasione del respingimento di qualche disperato che scappa da guerre e fame.

Periodo eccezionale, tutti a casa, il pensiero più ricorrente che attraversa internet è su come trovare un modo di fare il furbo.

E quei politici che azzardano qualche dichiarazione, se ne escono con starnazzanti polemicucce a proposito di una tecnica espositiva del messaggio, del “io l’avevo detto prima”, nessuno che provi a dire: proviamo a pensare a qualcosa di nuovo, ovvio, servirebbero capacità, competenze, cervello funzionante.

Lo scrittore Harari sintetizza efficacemente un mito attuale:

Ciascuno di noi possiede all’interno di sé un brillante raggio di luce che dà valore e significato alla propria vita. Nelle moderne scuole dell’Occidente, insegnanti e genitori dicono ai bambini che, se i compagni di classe li prendono in giro, devono ignorare la cosa. Soltanto loro stessi, non altri, sanno qual è il proprio vero valore.

Questi bambini sono cresciuti, stanno crescendo. Questo è il risultato.

Qui di seguito le mie personali considerazioni:

Ciao Stefano,
è un piacere sentirti, ho letto come sempre con curiosità ed interesse il tuo messaggio.
Ovviamente non sono del tutto d’accordo con la prima parte , credo che la questione relativa al “come siamo” sia molto più complessa, ma su alcuni punti sono in sintonia: vent’anni di “liberismo” proposto come la panacea a tutti mali della società e metodo veloce per stare meglio, hanno sdoganato il “furbettismo” illudendo molti furbetti (più o meno ignoranti, letteralmente parlando) che stessero bene in quanto appunto furbetti.
L’illusione stava nel fatto che quelli più “furbi” di loro (gli scaltri e gli opportunisti) nel fare soldi a palate e concentrare un enorme potere nelle mani di pochi, lasciavano loro (ai furbetti) solo briciole, consistenti se paragonate alla loro pochezza ma contemporaneamente altrettanto inconsistenti se confrontate con la mole di potere che gli altri stavano rastrellando.
Finita la “mietitura”, ai furbetti sono mancate le spigolature e il “furbettismo” si è trasformato in “malpancismo”, rancore, rabbia, dalle quali uscire costa ovviamente fatica e sacrificio,  cose che per i furbetti non sono in vocabolario.
Qui gli opportunisti di turno hanno trovato una nuova fonte di potere:
La paura.
Nulla di nuovo sotto il sole, ma questa volta i furbetti, arrabbiati, hanno a disposizione un megafono che li illude di essere in molti e quindi di essere maggioranza e come sempre senza fare il minimo sforzo critico, prendono l’illusione per realtà ed escono allo scoperto, convinti di essere nel giusto perché vedono solo gli altri come loro e quindi pensano di essere l’intero, del quale invece sono solo una parte.
Alla fine sono comunque in tanti, ma non sono la maggioranza.
O almeno io mi illudo di questo: Resto convinto che le persone con un cervello funzionante, una coscienza, un minimo di senso critico, umiltà e rettitudine siano la maggioranza ma una maggioranza che si tiene alla larga dal rumore e dal caos se solo ne ha la possibilità e fino a quando può. Resto convinto che oltre le immagini della corsa ai treni o ai traghetti per tornare a casa dai propri cari, pur sapendo bene che c’è la reale possibilità di portare loro (e non solo) anche la malattia, questo faccia parte certamente di quel carattere irrazionale che ci contraddistingue tutti come Italiani (ma in diversa misura); resto convinto, dicevo, che la maggioranza delle persone, degli italiani, sia di persone consapevoli, responsabili, forse non proprio definibili come razionali ma certamente lucide e consapevoli, questo si.
Solo che questa maggioranza, silenziosa, non rende sui social, non può essere sfruttata come audience per essere poi persuasa dalle sirene dei social, e quindi non risulta istantaneamente visibile e quindi non utile per la diffusione della paura ignorante che consegna il potere agli opportunisti di turno (per fortuna). 
Se però dobbiamo indubbiamente dare merito, ad esempio, al personale della sanità (dal primario all’ultimo dei portantini, senza dimenticare chi si occupa di tenere puliti gli ospedali), è proprio a questa “maggioranza silenziosa” che bisogna rendere merito dei primi numeri positivi di questi due giorni, e siccome è altrettanto vero che è troppo presto per cantare vittoria lo è anche il fatto che è sempre questa maggioranza di persone che permetterà alla comunità di venirne comunque fuori alla fine.
Purtroppo la classe politica che attualmente esprime il governo del paese è stata eletta (eh si ! Il parlamento è stato eletto regolarmente e liberamente dagli Italiani, certamente da tutti quelli che a votare ci sono andati) non credo esprima la realtà di quella maggioranza cui faccio riferimento. Infatti se qualcosa manca a questa “maggioranza silenziosa” è forse proprio la fiducia nella politica, ed è un grave errore, perché così si è lasciata la politica in mano a personaggi di minima levatura espressione del furbettismo e del rancore passivo e brontolone che (in parte) trovando corpo e legittimazione principalmente (non solo) con l’avvento dei social media si è ritenuta maggioranza.
Per fortuna il parlamento ha mantenuto una quota di rappresentatività anche dell’Italia più seria e (per fortuna) nel momento in cui il paese (e quindi anche una parte della maggioranza silenziosa) ha dato segnali dissonanti, il parlamento dicevo è riuscito ad esprimere un governo decente e che con i limiti di chi si trova a dover fare scelte difficili in una situazione del tutto nuova dove le esperienze del passato hanno utilità relativa, ha fatto, credo, il meglio possibile cercando di tenere l’equilibrio tra realtà scientifica, realtà sociale e realtà economica. Realtà, non “racconto della realtà”.
Il discorso è certamente più lungo e complesso e altrettanto certamente oltre le mie possibilità di analisi, tuttavia ciascuno ha strumenti critici, di coscienza e di analisi sufficienti per trarre le proprie sintesi, l’importante è che non ci si fermi alla superficie degli strilli, delle notizie buttate nel megafono social o sbandierate in malafede per fomentare paure più o meno latenti e fittizie ma ci si prenda il tempo e l’impegno di fermarsi un attimo (cosa che in questo “tempo sospeso” abbiamo l’occasione di ritrovare – almeno alcuni di noi) per pensare con la nostra testa, riprendere la capacità di distinguere in coscienza tra vero e falso e tra bene e male, che ovviamente sono parametri soggettivi per ciascuno, ma se messi assieme con onestà definiscono certamente insiemi condivisibili.
Spero davvero che questa tempesta che ha causato e continua causare dolore e sofferenza (forse non maggiori di altre situazioni ma certamente di impatto più intenso e globale), valga proprio a questo: una riflessione cui segua una presa di consapevolezza seria e che porti allo scoperto la maggioranza silenziosa rendendola consapevole del proprio peso e del proprio valore oltre che naturalmente della propria diversità intrinseca.
Qui mi fermo altrimenti mi “incarto” da solo, sento passare una sirena, (io abito dietro all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna) e in questi giorni di deserto la prima cosa che mi viene in mente è (anche se so benissimo che le “sfighe” sono di tanti tipi e non si fermano certo solo per un virus): “Ecco, un altro …” e mentre lo penso, ringrazio di potermene stare in casa per scrivere a un amico.
La seconda parte del tuo messaggio purtroppo mi coglie impreparato: non conosco Yuval Noah Harari, ma da quello che ho potuto vedere, mentre cercavo di informarmi un minimo su di lui, è un personaggio del quale vale certamente la pena di conoscere il pensiero e di questo spunto ti ringrazio. Ma proprio perché non lo conosco e nemmeno conosco il contesto della sua citazione, non posso dire nulla al riguardo, anche perché il senso delle parole che hai citato al momento non mi è chiaro, anzi mi risulta piuttosto ambiguo, per cui se ti va rimanderei la nostra conversazione in proposito più avanti.
Sappi che ti sfrutterò pubblicando il tuo pensiero e i miei deliri (questi) sul mio blog al quale manco da un po’.
A presto, abbi cura della tua salute
Stefano M.

Il liceo scientifico si tempi del virus

Sofia ha iniziato il Fermi quest’anno, il liceo scientifico dove si è diplomata mia sorella, quattro cugini e una decina abbondante di amici miei.

Da quando lo frequentava mia sorella ha sempre avuto il nome di un ottimo liceo scientifico, sempre nominato tra i migliori di Bologna, sempre diretto da ottimi presidi, spesso distinti per lungimiranza e per capacità di rapportarsi con gli studenti, di coinvolgerli e di ottenere la loro fiducia.

Il passaggio dalle medie alle superiori è certamente difficile, soprattutto se lo devi affrontare frequentando una scuola che vuole presentarsi come eccellenza e che è conosciuta per essere molto esigente nei confronti degli studenti.

Tutti bravi i professori, forse un po’ troppo competitivi tra di loro, forse un po’ troppo pieni di sé e convinti che che gli studenti debbano solo stare sui libri senza dover pensare ad altro.

Per me un po’ troppo “fenomeni” sulla pelle degli studenti, la macchina del tempo va a rovescio e non è solamente colpa dei professori e dell’istituzione “scuola” che un poco alla volta ha rinunciato a tutte le “conquiste” (?) seguite al ‘68 e al ‘78. Discorso lungo che magari si potrà affrontare in un altro momento.

Ma per tornare ai tempi del virus, il nostro Corona Virus, mi sarei aspettato molto di più da una scuola, anzi da un liceo scientifico, anzi dal Liceo Scientifico Enrico Fermi, che ambisce assieme ai suoi ottimi (non buoni ma certamente ottimi) docenti, arrivare ad essere un istituto di eccellenza.

Si perché mi aspettavo che gli insegnanti bravi di un eccellente liceo scientifico avrebbero colto l’occasione per affrontare i temi scientifici legati ai virus e alle epidemie, mi aspettavo che avrebbero colto l’occasione per affrontare, ciascuno dalla prospettiva della sua materia, questi temi, rilevanti sul piano scientifico, assieme agli studenti, specialmente quelli del primo anno.

In un momento di confusione, nel momento in cui l’ignoranza viene orgogliosamente sdoganata come una condizioni di cui andare fieri, nel momento in cui chiunque si può sentire legittimato a dire qualsiasi sciocchezza con la certezza di avere comunque un uditorio, mi sarei aspettato che gli insegnanti avrebbero colto l’occasione per cercare di dare ai ragazzi qualche strumento utile per orientarsi un minimo nel caos di questi giorni.

Fino poi ad arrivare al momento della decisione di chiudere le scuole, interrompere l’attività didattica e sospendere le lezioni, e qui avrei pensato che sarebbe stato opportuno mantenere un contatto con i ragazzi, cercare si spiegare, dare strumenti di elaborazione, mantenere saldi i punti di riferimento, e invece l’unico contatto è stato affidato alla efficientissima segreteria che ha continuato ad emettere, solerte, tutte le informazioni amministrative che le venivano trasmesse.

Gli studenti sono stati lasciati nel loro brodo, qualunque fossero gli ingredienti.

Si, molto deludenti gli insegnanti, molto deludente il dirigente, si sono perse occasioni per dimostrare quali dovrebbero essere i soggetti principali di una scuola che mira all’eccellenza: gli studenti.

A proposito del referendum

“Sulla riduzione del numero dei parlamentari”

Sono convinto che il referendum sulla riduzione del numero dei deputati rappresenti il fallimento di una classe politica che ancora una volta, non è riuscita ad assumersi la responsabilità di prendere le decisioni per le quali è stata eletta. Al sicuro delle loro poltrone rimbalzano agli elettori le loro responsabilità e forse molto di più.

In un primo momento ho pensato che la miglior cosa da fare sarebbe stata quella di rifiutare la scheda al seggio o di invalidare scheda stessa; rifiutare di fare il lavoro che avrebbero dovuto fare loro. Lavoro per il quale loro stessi si sono dati disponibili (mica glielo ha ordinato il dottore di candidarsi, e nemmeno sono stati minacciati per farlo), sono pagati per quello e per quello sono loro accordati molti (troppi) privilegi.

Ragionandoci su mi sono chiesto: “Ma perché invece di dimezzare il numero non si riducono i compensi ed i privilegi di ciascuno? Perchè invece di dimezzare il numero non si fa in modo che ciascuno debba e possa fare seriamente il proprio dovere ? Non è questo il punto vero della questione ?”
(ovviamente non è tutta farina del mio sacco, ma leggo e sento altri che si fanno le stesse domande, e siccome mi sono parse legittime, le ho fatte mie)

In fin dei conti se riduciamo il numero, ne riducono in effetti la rappresentatività, riducendo anche la possibilità che qualche persona onesta (che pure esiste, anche tra i parlamentari, ne sono certo, altrimenti non avrebbe alcun senso andare a votare), riducendo anche la possibilità, dicevo, che qualche persona onesta possa essere eletta e possa contrastare la ineludibile presenza di un certo numero di disonesti.

Diminuendo il numero dei parlamentari, a fronte di qualche risibile risparmio, certamente sbandierato come conquista di democrazia, si lascerebbe comunque un numero ridotto di persone che gestisce il medesimo potere, conservando i medesimi privilegi che ora vengono contestati. Quindi i privilegi resterebbero invariati, anzi potrebbero con facilità essere aumentati proprio perché sarebbero in meno a doverne ragionare, diminuendo al contempo la rappresentatività del parlamento.

Non mi pare un gran risultato, anzi mi pare piuttosto una gran presa in giro (avrei usato altri termini) ! A mio modesto e probabilmente inutile parere la riduzione degli sprechi e dei privilegi (ingiustificati) parte proprio da qui: dalla riduzione degli sprechi e dei privilegi (ingiustificati), ovvero dalla necessità che ciascun parlamentare eletto sia messo in condizioni di dovere, seriamente ed onestamente, fare il lavoro per il quale è stato eletto, avendo, per altro, egli stesso scelto di mettersi a disposizione candidandosi. Credo che se si realizzassero queste condizioni, molti cialtroni opportunisti cercherebbero altre strade per fare il proprio interesse.

Solo in un secondo momento, una volta raggiunta una reale ed accettabile riduzione di sprechi e privilegi (ingiustificati), sarà eventualmente possibile valutare una riduzione, magari progressiva, del numero dei parlamentari. Il referendum, così come è stato posto, pensandoci, assomiglia troppo ad una fregatura! Resterebbero in meno a spartirsi lo stesso potere, la stessa quantità di sprechi e la stessa quantità di privilegi. Quindi potranno sbandierare una minima riduzione degli sprechi come grande conquista a fronte dell’effettivo aumento degli sprechi procapite e potranno quindi altrettanto sbandierare un modesta riduzione complessiva dei privilegi a fronte di un consistente aumento dei privilegi di ciascuno, spacciando tutto ciò come grande risultato della azione politica, prendendosi in un colpo solo, merito e privilegi e lasciando agli elettori responsabilità e sprechi.

E noi dovremmo essere pure contenti di esserci presi la responsabilità di questo bel risultato ? Io non ci sto, io ci andrò a votare al referendum, mio malgrado in questo caso, e voterò “NO”, non mi interessa avere un parlamento con metà cialtroni pagati troppo che detengono il doppio del potere di prima e magari si sentiranno anche autorizzati e legittimati proprio dal mio voto ad aumentarsi il compenso già eccessivo.

Lo spreco non si combatte riducendo i rappresentanti eletti da noi, ma riducendone i compensi non dovuti e combattendo la corruzione…. so che più o meno è la stessa cosa che avrebbe detto qualunque persona di buon senso … ma per quanto banale possa sembrare è proprio la cosa più difficile da realizzare e non per questo è giustificabile perseguire una scorciatoia che solo in apparenza più semplice, condurrebbe probabilmente ad un risultato profondamente sbagliato e anche pericoloso per la democrazia, deteriorando nel tempo la già limitata fiducia nella classe politica, fiducia che resta alla base del nostro sistema di democrazia rappresentativa: il potere non è del popolo, ma il popolo ha il potere di decidere chi dovrà gestire il potere.

Arte e bufale

David Datuna si mangia una delle banane di Cattelan: “Quella di Cattelan è un’opera deliziosa”, avrebbe poi detto Datua, e anche se non lo avesse veramente detto, avrebbe dovuto farlo; è (o sarebbe stata) la degna conclusione di un espressione artistica inconsapevole (dell’arte).

In questa occasione, secondo me, è proprio l’Arte, non gli artisti, che reagisce alle continue provocazioni di questi ultimi ma soprattutto reagisce alla mercificazione di se stessa. Non alla commercializzazione che di per se è anche accettabile entro certi limiti ed ormai codificata quanto meno dal “moderno” in poi. L’Arte in questo caso reagisce al “mercato” dell’arte che diventa speculazione economica, indifferente sia alle opere che agli artisti e in mano alle speculazioni dei mercanti e ne diventa strumento e scopo.

La banana da 250.000 dollari si annienta “facendosi” mangiare da un altro artista, annientando il valore di mercato.

(mi auguro che Cattelan abbia già incassato i suoi soldi e spero che magari li divida con Datuna il quale probabilmente passerà un brutto quarto d’ora per essere stato strumento dell’annientamento del “valore commerciale” dell’opera di Cattelan)

La vicenda della banana mangiata non è, a mio personale parere, né  capolavoro né bufala, è l’Arte che in modo autonomo si riappropria di se stessa e della propria anima, ribellandosi al mercato ed usando gli artisti come involontari strumenti.

Una cosa ha completato l’altra … la banana di Cattelan si è perfettamente completata nella performance di Datuna.

Senza la performance di Datuna la banana di Cattelan non sarebbe una gran novità, di “provocazioni d’artista” ormai ne abbiamo viste tante, avrà anche una sua consistenza artistica ma per me, sopravvalutata; proprio da quel mercato che riduce l’arte ad una sorta di arido prodotto finanziario.

Ma la banana di Cattelan ha acquistato pieno valore e completezza artistica con la performance di Datuna, mentre quest’ultima ovviamente non sarebbe potuta esistere senza la prima.

Incredibilmente l’Arte diventa autonoma, auto-generata, quasi dotata di una volontà propria, dove gli artisti sono inconsapevoli e involontari (quanto meno parzialmente) strumenti.

Ora il punto è: riuscirà l’Arte, da sola, a recuperare a se stessa, e quindi anche ad una parte degli artisti, l’anima venduta ?

Forse. Credo però che serva l’aiuto consapevole proprio degli artisti e anche l’aiuto del pubblico cui l’Arte si rivolge, poiché l’Arte che si rivolge esclusivamente al mercato è sterile.

Tutto ciò potrebbe avere anche un lieto fine se si scoprisse che Cattelan e Datuna erano d’accordo, in questo caso la realtà sarebbe forse meno affascinante della ipotesi di un’Arte in grado di autodeterminarsi, ma il risultato sarebbe il medesimo.

Stiamo a vedere, sono proprio curioso.

ONG in mare

Qualche amico che ogni tanto legge i miei deliri qui c’è, grazie Stefano.

Parliamo delle ONG in mare.
Credo che l’unico vero deterrente alla messa in mare di barchini e barchette, sia il coordinamento dei paesi europei realizzato attraverso l’uso dei militari. E pur non condividendo nulla di quanto dice Salvini gli va riconosciuta una opinione da verificare; le Ong in mare aumentano la possibilità di farcela. Possibile che dietro investimenti cosi grandi, navi, carburante, personale, scorte, materiale di soccorso, e via di seguito non ci sia qualche tipo di tornaconto? Tu come la vedi?

Come la vedo …

Bella domanda, rimugino sul ruolo delle ONG da quando mi è stato affidato il compito di guidarne una (c’è qualche matto che ha pensato bene di fare una cosa simile. Si!).

La risposta è difficile. Ho visto e continuo a vedere con i miei occhi ed a fare esperienza diretta (per quanto limitata) di questo rapporto, ovvero del rapporto tra organizzazioni che almeno nel nostro caso, hanno lo scopo di condividere conoscenze e risorse nella convinzione che ciascuna persona abbia il diritto di poter migliorare la propria vita e quella delle proprie famiglie e dei propri figli con le stesse opportunità, nel rispetto del prossimo, e chi vive quotidianamente in culture differenti dalla nostra con molte meno risorse o comunque con risorse diverse dalle nostre.

Questa come dichiarazione teorica di intenti, come obiettivo da perseguire, nella pratica è molto più complesso e difficile.

Sul tema delle risorse e degli investimenti non so proprio cosa dire, si vede e si sente di tutto, è facilissimo farsi prendere dai “lo dicono tutti che qui rubano, quindi certamente un fondo di verità ci dovrà essere”, forse, ma poi io le prove, le cosiddette “pistole fumanti” non le ho mai viste. Non le ho nemmeno mai cercate.

Ho invece visto ed incontrato molte persone e diverse volte ho potuto constatare che il mondo del volontariato è assai variopinto e anche delicato, ci si avvicina al volontariato per i motivi più disparati e frequentemente ho dovuto constatare che non sono motivi sempre altruistici.

Spesso ci si “rifugia” nel volontariato per fuggire da problemi o questioni irrisolte della nostra vita, ho incontrato gente “in fuga” da una realtà insoddisfacente, o in cerca di riscatto per errori commessi a casa.

Per carità, se da tutto ciò ne viene fuori un impegno verso chi non ha (non per suo demerito) le stesse nostre opportunità di miglioramento e promozione, ben venga. Ho solamente constatato più di una volta che non sempre l’altruismo, il disinteresse, l’aiuto ed il soccorso verso il prossimo sono i motori principali di queste disponibilità come invece magari ci si potrebbe aspettare.

Proiettando queste esperienze sul piano collettivo delle organizzazioni di volontariato e delle ONG credo che ci possa stare di tutto .

Nello specifico del soccorso in mare anche io ho il sospetto che quanto il soccorso diventa routine c’è qualcosa che non funziona.

In primo luogo se il soccorso diventa routine significa che la routine è il pericolo, la possibilità per molti, continuamente e comunemente di perdere la vita. E questo è terrificante.

Se il soccorso diventa routine significa che è ora di provare a chiudere l’emergenza ed affrontare seriamente il problema all’origine piuttosto che continuare a cercare di limitarne le conseguenze. Se non risolvi il problema non eliminerai mai le conseguenze.

L’utilizzo della forza (dei militari) è comunque un metodo di contrasto delle conseguenze, non un modo per risolvere le cause del problema.

In questo il sospetto che si possano poi innestare meccanismi di speculazione egoistica ci può stare senza dubbio.

Continuo comunque a pensare che non sia possibile generalizzare e che una parte (credo significativa) delle risorse messe in campo per salvare le persone dal mare sia di provenienza onesta. ma comunque non si può continuare in questo modo, è ancora un modo per limitare le conseguenze, non una soluzione delle cause del problema.

Quindi ?

Non so. Credo che i flussi migratori siano legati alla necessità di ribilanciare risorse e benessere, come l’energia va univocamente dal caldo verso il freddo, è inevitabile che i flussi migratori vadano dai paesi poveri a quelli più ricchi. Contrastarli è come remare contro la seconda legge della termodinamica. Si, puoi coibentare, puoi isolare ma poi è solo una questione di tempo (e di costi) l’energia passerà da una parte all’altra in cerca di un equilibrio.

Credo che dovremmo essere più aperti, informai ed obiettivi sul tema degli immigrati ma anche (molto) più fremi.

Ovvero semplificando (forse troppo) noi viviamo secondo regole e convinzioni che si sono consolidate nel tempo e che condividiamo come accettabili, che ci provengono da chi ha lottato (anche a prezzo della vita) per poterle applicare; regole che abbiamo potuto accettare e condividere anche perché (sempre per maggior merito delle generazioni che ci hanno preceduto) abbiamo raggiunto un certo grado di benessere (anche fisico) ed un certo livello di consapevolezza culturale (che non è costante ed inesauribile, va coltivato e mantenuto. continuamente. altrimenti si perde); chi guarda al nostro modo di vivere come un passo in avanti, come un obiettivo se non può ragionevolmente raggiungerlo a casa propria cerca di venire qui.

Non sto parlando ci chi fugge da guerre, fame, malattie o altre piaghe che mettono a repentaglio la vita (il bene supremo di ogni persona) ma di chi comunque tende ad una vita migliore, quelli che in modo piuttosto cinico e riduttivo chiamiamo “migranti economici”.

Questi credo che in fondo se potessero resterebbero a casa loro, ma non potendo vengono da noi.

Per noi potrebbero essere una risorsa, proprio per risolvere o quanto meno mitigare i problemi che il nostro modo di vivere ha causato e ci sta causando.

Resta il fatto che se in queste regole ed in queste convenzioni vedi una possibilità di miglioramento a quelle regole dovrai uniformarti e solo dopo potrai eventualmente, se ne trovi i limiti, cercare anche di cambiarle per migliorarle.

Voglio dire che a quelle regole devi uniformarti in tutto e per tutto.

Ma come facciamo noi a pretendere da chi proviene da fuori, da culture, convenzioni, educazione, regole differenti, il rispetto delle nostre regole se siamo noi i primi a non rispettarle ?

Ancora una volta, non so…

Dobbiamo essere più aperti ed accoglienti, ma i controlli sono necessari.

Occorre comunicare, insegnare, spiegare, le nostre regole e le nostre convenzioni. Occorre vigilare e controllare che una volta messi a disposizione questi strumenti, chi viene da noi impari, capisca E CONDIVIDA regole e convenzioni, così come le condividiamo noi. Occorre vigilare perché chi non rispetta le regole e le convenzioni condivise reca danno a tutti.

Ma tutti chi? quale è la nostra comunità la nostra identità condivisa?

Se è (e per me non può essere altrimenti) la Comunità Europea, allora è questa la comunità che deve farsi carico di queste responsabilità: comunicazione, istruzione e controllo.

Un primo passo potrebbe essere una guardia di frontiere europea, un corpo si militare ma comune, dove ai confini italiani ci siano anche addetti svedesi e finlandesi e polacchi e spagnoli e viceversa.

Forse un piccolo limitato passo ma potrebbe avere l’effetto di amalgamare le differenze interne alla CE senza tuttavia cancellarne la diversità culturale. Un primo passo verso una politica estera comune? Forse si, ne avremmo bisogno proprio per poi poterci rapportare all’estero con un minimo di credibilità proprio anche verso quei paesi da cui i migranti “economici” vengono.

Sarebbe comunque per noi necessario fare uno scatto di qualità, passare dalla difesa delle identità culturali (come invece sembra voler caparbiamente fare ora tutto il movimento sovranista) con il rischio di esplodere queste in una miriade si staterelli “sovrani” in perenne inutile conflitto tra poveri, ad una difesa delle diversità culturali, comprese quelle dei migranti, come risorsa comune che permetterebbe il mantenimento di queste diversità all’interno di regole certe e comuni.

Occorre però cominciare noi per primi a rispettare le regole che ci siamo dati.

Non so se ho in qualche modo risposto, certamente non ho io le soluzioni ne sono talmente arrogante da pensare di averne, ho solo cercato di esprimere “come la vedo io”.

Certo che alla base di tutto ci deve essere l’ascolto ed il dialogo.

s.c.m.

Greta, i giovani e il clima

Avevo iniziato a scrivere queste righe citando la traduzione di una invettiva di Andrew Bolt (giornalista di Sky News Australia) sulla ipocrisia dei giovani che manifestano.

Prima però ho cercato di verificare la fonte.

Non ci ho dedicato più di mezz’ora (di solito è sufficiente per verificare in internet l’attendibilità di una fonte) ma non ho trovato molto:

In buona sostanza ho trovato moltissimi riferimenti alle sue invettive scettiche sul cambiamento climatico, ma ho faticato a trovare invece a quali fonti scientifiche lui si riferisce.

Ovvero moltissimi citano lui ma lui non cita le sue fonti o per lo meno è difficile risalire alla credibilità delle sue fonti (il che per me equivale ad una scarsa credibilità della fonte)

Non sono riuscito a trovare il discorso originale in inglese (ovvero forse ci sarà ma non è così immediato da trovare), in compenso ho trovato una valanga di riferimenti alla sua invettiva in Italiano (ovvero siccome la ricerca proviene da un PC – il mio – situato in italia, tutti i motori di ricerca da Google a Facebook ti restituiscono prima i risultati italiani) resta comunque il dubbio sul reale significato del ragionamento attribuito ad Andrew Bolt.

Appare anche evidente che nella grande abbondanza di citazioni in italiano delle parole (ovviamente in origine in inglese) originali si trovano moltissime traduzioni differenti a volte anche in maniera sostanziale (anche se comunque tutte utilizzate per evidenziare in modo più o meno veemente l’ipocrisia del movimento F.f.F. e la pretesa inconsistenza sulla teoria del riscaldamento globale e del Climate Change).

Provo a fare ordine:

Climate Change: tema generale di facile esperienza comune (“non ci sono più le stagioni di una volta”), comunque inoppugnabile, tutte le fonti concordano: è in atto un cambiamento climatico. Le differenze di opinione si marcano sulle cause, ovvero se sia da imputare alla attività umana o se invece sia dovuto a cause “naturali” in senso generico. E comunque anche i detrattori faticano a poter sostenere il contrario, in quanto è diffusa la sensazione (anche superficiale) che in effetti il clima stia cambiando è quindi più difficile (e non utile alla causa negazionista) cercare di sostenere ciò che è contro l’evidenza comunemente percepita.

Andiamo avanti.

Global Worming: il riscaldamento globale, questione più controversa dove si innestano opinioni basate su risultati di ricerche scientifiche con pareri scientificamente inconsistenti e qui le cose si “incartano” notevolmente, troppi sono i climatologi improvvisati o i “divulgatori” che offrono comode semplificazioni. Le serie numeriche da quando si è iniziato a registrare le temperature in modo scientifico comunque sono in costante (anche se non lineare) aumento e tant’è , bisognerebbe almeno prenderne atto. Anche qui ovviamente poi si aprono le due possibilità: è l’effetto della attività umana, è la conseguenza di un ciclo naturale (le cui cause a sua volta bisognerebbe però descrivere altrimenti siamo daccapo: se è un fenomeno naturale allora si è già presentato? perché? a cosa è dovuto?), i negazionisti (per semplificare ed intenderci al volo) dovrebbero per lo meno porsi queste domande prima di affermare con certezza assoluta che si tratta di un fenomeno naturale verso il quale le attività umane sono indifferenti ecc…

E veniamo alle discussioni di questi giorni.

Climate Strike e Friday for Future: non ho elementi per capire esattamente cosa sia successo e ancor meno per avere certezze sulla genuinità di Greta, resta il fatto che mi pare indiscutibile il fatto che questa ragazzina giovane abbia effettivamente smosso qualcosa.

A mia modesto parere però un risultato di consenso così vasto (anche mio intendiamoci) non può essere liquidato con le manipolazioni occulte di un potere forte altrettanto occulto che ci vuole spingere … (dove poi ? anche questo è tutto da discutere)

Un movimento ed un consenso così vasto e immediato presuppone anche una vasta e matura sensibilità verso questi temi.

La platea era già pronta e ne i governi ne la mia generazione se ne è accorta.

Ovvero, appunto, abbiamo continuato con le nostre abitudini, supportate da un tenore ed una modalità non più sostenibile (ma molto comodo ed al quale siamo assuefatti) accentuando quindi gli effetti e le conseguenze di queste modalità a livello globale, cioè planetario. Abbiamo perseverato, sostenuto ed esportato un modello che moltiplicato per 9 miliardi di volte non potrà essere a lungo sostenibile per il nostro pianeta.

Non è una novità, che le risorse prima o poi si esauriranno lo si dice da molto tempo. Forse troppo, quindi siccome una gran parte di questi 9 miliardi (quella con gli strumenti economici e culturali per poterlo capire) si è poi resa conto che si le risorse si consumano ma la riserva è abbondante, ne abbiamo alla fine ricavato la sensazione che sia inesauribile. Non è così e dobbiamo farcene una ragione

Non è che se una vecchia casa piena di crepe non è ancora crollata possiamo starcene tranquilli che siccome non è crollata fino ad ora non lo farà mai più. Anzi è vero il contrario più il tempo passa più la catastrofe diventa statisticamente più probabile fino al momento in cui inevitabilmente si verificherà. E’ solo questione di tempo.

Il ponte Morandi a Genova è purtroppo, secondo me, un fulgido esempio di queste dinamiche.

Quindi è necessario prendere coscienza dei rischi ed intervenire finché si è in tempo per evitare la catastrofe.

Naturalmente sapendo che anche nel caso che si operi con serietà e coscienza e che quindi si riesca ad evitare la catastrofe ci sarà sempre che sarà pronto a dimostrare che dal momento che nessuna catastrofe si è concretizzata gli sforzi fatti non erano necessari.

Tutto ciò ha un senso ? Per me no.

Penso che tutti quelli che si prendono la briga in questi giorni di insultare, sbertucciare, screditare e ridicolizzare un ragazza di 16 anni perchè sarebbe manipolata, e con altrettanta solerzia, impegno di tempo e risorse per dimostrare l’ipocrisia dei ragazzi che partecipano in massa alle manifestazioni del movimento in sostegno della salvaguardia del nostro (anche loro) ambiente, penso, dicevo, che stiano semplicemente sbagliando bersaglio.

A chi giova screditare una ragazza di 16 anni ? Solo a dimostrare il proprio cinismo e la propria pretesa conoscenza “profonda” di come va il mondo e di come siano ingenui quelli che seguono Greta.

A che cosa giova bollare migliaia di ragazzi che scendono in piazza come ipocriti ? Risolve forse qualche problema ?

Non mi pare.

E adesso torniamo ad Andrew Bolt fieramente citato da chi cerca in tutti i modi di togliere l’attenzione da chi manifesta per una cosa giusta dimostrando la loro incoerenza ed ipocrisia, argomentando che in fin dei conti questa sarebbe la prima generazione ad aver preteso (?) l’aria condizionata nelle scuole (ma avete presente le scuole italiane ????????????) o ad andare a scuola con qualsiasi mezzo (inquinante ovviamente).

Ma quale generazione ha inventato, prodotto ed esasperato il profitto ricavabile da questi prodotti fino a farli diventare indispensabili ?

Quale è la generazione che ha costruito strade e parcheggi asfaltati per poter utilizzare meglio e più comodamente le automobili, facendole diventare un simbolo ed un paradigma di benessere e addirittura di libertà?

Quale generazione ha prodotto milioni di condizionatori spendendo miliardi in comunicazione per “educare” si da piccoli le generazioni successive al diritto ad avere l’aria fresca senza spiegare che anche quell’aria fresca (moltiplicata per molti milioni o forse per miliardi di volte) alla fine ha un costo energetico enorme ???

E allora di cosa stiamo parlando ? Aprite gli occhi, usate la testa !

Quei poveretti con il telefonino

Qualche giorno fa, uscendo da una buona pasticceria bolognese dove avevo appena perpetrato il mio ultimo peccato di gola, sono rimasto colpito da un ragazzo africano che elemosinava spiccioli per fare colazione intanto che parlava al cellulare.

“Ma come ?” penso “mi dà un gran fastidio parlare con chi porta il telefono all’orecchio e dovrei dare due soldi a lui qui ?”.

Arrivato in studio mentre do una veloce occhiata alle ultime news mi cade l’occhio sull’ultimo tweet (allora) dell’allora ineffabile ministro dell’interno, nonché vice primo ministro, nonché leader (!?) di uno dei più votati partiti italiani che come sempre attacca con veemenza i migranti che (a sentir cui) arrivano da noi con catene d’oro e telefonini che e “prendono il sole” sulle barche delle malefiche ong.

Rilfetto: oltre che da ignoranti è anche da ipocriti, l’oggetto in sé è ormai alla portata di tutti, anche di chi ha meno risorse, anzi è l’ultimo strumento a cui puoi rinunciare se vuoi avere speranze di essere ancora in pista per un lavoro, anche il più umile.

In Tanzania uno smartphone economico (ma comunque funzionale) lo puoi trovare usato per l’equivalente di poche decine di euro, mentre le sim a ricarica partono da un taglio equivalente a nemmeno 3 €uro e con quelli puoi già chiamare e mandare messaggi (il che per altro la dice lunga sui profitti delle compagnie telefoniche). L’accesso allo strumento copre una fascia centrale molto vasta della popolazione. Poi c’è una fascia più alta, quella per la quale il vero lusso è permettersi di non averlo. E infine, all’estremo opposto, c’è la fascia di coloro che proprio non arrivano a racimolare nemmeno i pochi soldi necessari e che probabilmente, comunque, non saprebbero nemmeno come utilizzarlo, sono gli ultimi, i diseredati, gli invisibili e respinti … E quindi certamente nemmeno in grado di intraprendere un viaggio di alcun tipo verso l’Europa … Di questi per altro si preoccupano in ben pochi.

Chi decide di affrontare un viaggio (sapendo benissimo a quali rischi, umiliazioni e fatiche va in contro), lo fa perché ha fatto una semplice valutazione (questa sì reale e non come quelle di Toni Nelli) costi-benefici, e il costo (in termini di rischi, umiliazioni, fatiche e soldi) è certamente inferiore a ciò che perderebbero (negli stessi termini) restando a casa loro. Chi arriva qui seguendo quei percorsi è sufficientemente motivato e “selezionato” (in termini cinici di selezione naturale) da costituire una risorsa più che un pericolo. Anzi, il pericolo, se mai ci fosse, è quello che noi ci si sia talmente ripiegati su noi stessi e sugli agi (che ci sono pervenuti principalmente per meriti delle generazioni che ci hanno preceduto) cui ormai siamo abituati, da non riuscire a vedere e gestire tale risorsa con lungimiranza, giustizia ed equità (che è poi ciò che la maggior parte di queste persone cerca).

Certo che ci sono anche dei delinquenti ma sono pochi e vanno cercati e combattuti, né più né meno di quando si dovrebbe sempre fare per qualsiasi altro delinquente; non perché ha un colore diverso, parla una lingua diversa o viene da un paese diverso.

E come nessuno, dotato di buon senso, butta via un intero raccolto solo perchè c’è qualche pianta infestante, penso che nessuno dovrebbe pensare che a causa di qualche delinquente dobbiamo privarci di una potenziale risorsa. Invece noi usiamo parte delle nostre sempre più scarse risorse proprio per toglierci la possibilità di averne un’altra …

Ma ha senso?

Credo di no, soprattutto se oltre al piano puramente razionale ed utilitaristico vogliamo (e credo sia opportuno visto che non parliamo di piante ma di persone) considerare anche quello umano ed etico.

Siamo e dobbiamo restare umani … con tutto ciò che ne consegue: molti difetti ma anche capacità di correggerli.